Riforma lavoro: accordo lontano

Sarà anche un totem, come è stato detto nelle scorse settimane, ma l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori continua a dividere sindacati (CGIL in testa) e governo. Ogni volta che lo si nomina, la possibilità di un accordo sulla riforma del mercato del lavoro sembra allontanarsi. Stando a quello che riportano agenzie di stampa, indiscrezioni, twitter, l’accordo appare ancora lontano.

Oggi l’articolo 18 impedisce, sostanzialmente, ogni tipo di licenziamento individuale che non abbia una giusta causa: il lavoratore che subisce un ingiusto licenziamento deve essere reintegrato nel posto di lavoro. Il governo vorrebbe sostituire il reintegro obbligatorio, almeno in alcuni casi – i licenziamenti per cause economiche e quelli per cause disciplinari – con un indennizzo in denaro, anche consistente. In Germania è già così. CISL e UIL sono apparse, al di là delle dichiarazioni di facciata, più possibiliste, su questo punto; la CGIL non ne vuole sentire parlare; tanto meno la FIOM, che ha proclamato due ore di sciopero.

Ma i punti da dirimere, nella trattativa finale sulla riforma, che è cominciata nel pomeriggio di oggi dopo innumerevoli precolloqui e tavoli tecnici, sono anche altri: per esempio i nuovi ammortizzatori sociali: nelle intenzioni del governo l’ASPI – assicurazione per l’impiego – dovrebbe coprire una platea di senza lavoro molto più ampia delle attuali cassa integrazione e mobilità, ma risulterebbe più costosa per le aziende e meno generosa per i lavoratori. E questo è un punto di forte preoccupazione, soprattutto per le piccole e medie imprese, soprattutto in tempi di crisi.

L’obiettivo finale dovrebbe essere un mercato del lavoro più flessibile ma anche più efficiente e più giusto, capace di accogliere i giovani invece che respingerli. Ma l’accordo, che Monti e il ministro Fornero vorrebbero entro la settimana, appare molto lontano.

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