Rimborsi ai partiti: in Provincia “nulla”

Tutti d’accordo sulla necessità di modificare in tempi rapidi la legge sul finanziamento pubblico dei partiti. In che direzione ancora non è chiaro: il PDL oggi propone di limitare il finanziamento ai partiti ai contributi volontariamente versati dai cittadini, incoraggiati da una adeguata agevolazione di tipo fiscale; una proposta simile, ispirata al modello americano, vicenda un’intervista rilasciata da Massimo Cacciari, filosofo ed ex sindaco di Venezia per il centrosinistra.

Intanto scopriamo che, del fiume di denaro versato dallo Stato ai partiti (secondo una recente indagine di Panorama, si parla di 280 milioni di euro per il solo 2010) alla periferia arrivano meno delle briciole.

Spiega ad esempio Luca Cimarelli, coordinatore provinciale del PDL: “Il partito, a Ferrara, non ha una cassa, così come non ha una struttura o dei dipendenti. La direzione nazionale mi mette a disposizione una somma che rappresenta una quota del tesseramento locale: si parla di circa 20-25mila euro, che però ottengo dietro presentazione di fatture per eventi o iniziative effettivamente organizzate. Non c’è un budget disponibile a priori”. A quanto pare, del finanziamento nazionale a Ferrara non arriva nulla o quasi. Il denaro disponibile viene dai versamenti dei tesserati oltre che da una quota di contributo dal senatore e dal consigliere regionale ferraresi. E per le elezioni locali non sono previsti contributi? Per Comacchio, ad esempio: “Dovremmo ricevere un contributo, ma sono ancora in attesa di sapere a quanto ammonta” conclude Cimarelli.

Situazione simile nel PD, che pure ha un bilancio sul territorio notevolmente più consistente: “300-350mila euro l’anno, che però vengono in prevalenza da una quota del tesseramento effettuato dai circoli del Partito, a cui si aggiungono i contributi dal 5 al 10% dello stipendio versati da chi ha responsabilità elettive ed amministrative (assessori, sidnaco, presidente della provincia), e i contributi di consiglieri regionali e parlamentari ferraresi.

Dal PD regionale arrivano contributi per 15 20 mila euro aggiunge Calvano, “che però si compensano spesso con le quote che noi, come PD provinciale, versiamo al livello regionale”. Lo stesso PD provinciale, d’altronde, oggi ha una struttura minima, che prevede stipendi per 3 dipendenti a tempo pieno, uno part time, e il segretario provinciale. I soldi veri, a quanto pare, stanno da un’altra parte.

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