Mostra “Tris d’Arte” in corso al ‘Rivellino’

Mito di Cinzia Reggiani
Mito di Cinzia Reggiani

Alla Galleria “il Rivellino” di via Baruffaldi a Ferrara, sono in mostra dal 6 gennaio al 2 febbraio i noti artisti ferraresi Alfredo Filippini, Renzo Gentili, Cinzia Reggiani.

A prima vista sono estremamente diversi, ma osservando le loro opere ed analizzando i vari elementi del loro linguaggio, un filo rosso invisibile li accomuna: l’amore per l’evoluzione dell’uomo nella storia e la capacità di raccontare e rappresentare il “moderno” senza ignorare l’“antico”, il “presente” ricordando il “passato”.

Alfredo Filippini, valente scultore, anche per una ragione anagrafica, resta legato all’eroismo e alla monumentalità classiche, rendendo il movimento mediante la luce e l’articolazione delle forme nello spazio. Nelle sue opere mostra grande capacità di plasmare l’argilla creando superfici complesse, vigorose e profonde, esaltando il carattere e la fisicità dell’individuo. Come l’“Achille” ferito a morte, dove con superba perizia rappresenta il Pelìde eroe nell’istante in cui, urlante di dolore, cerca di estrarre il fatale dardo dal tallone.

Notte di Luna di Renzo Gentili
Notte di Luna di Renzo Gentili

Ogni muscolo del corpo partecipa alla tensione dello sforzo sovrumano, da quelli del viso, terrorizzato, la bocca spalancata nell’atto dell’ultimo urlo straziante, a quelli del corpo che sembrano guizzare a fior di pelle tanto sono descritti e contratti.

Renzo Gentili, pittore e raffinato illusionista, scenografo pensante delle sue opere, mostra predilezione per una natura idealizzata e ricca di richiami simbolici, dove la caducità del tempo è estranea e sconosciuta; il tutto incontaminato e incontaminabile, immutabile per sempre. Descrive i suoi oggetti con superba tecnica naturalistica, in cui i colori vibrano stemperandosi nelle diverse tonalità cromatiche con precisione quasi chirurgica. Come “Notte di Luna” dove appare un paesaggio di una realtà trasognata, soggiogato dalla luce lunare che tutto pervade con varie tonalità di vividi azzurri, che vanno ad esaltare ed evidenziare i toni caldi del primo piano, dove sono rappresentati in fila, uno a fianco all’altro, oggetti diversi: due fossili, una conchiglia, due perle. Si presentano in tutta la loro bellezza sensoriale e nello stesso tempo ammiccano e rimandano a simboli e significati primordiali.

Achille di Alfredo Filippini
Achille di Alfredo Filippini

Cinzia Reggiani, pittrice introversa ed esplosiva, soggioga a suoi piacimento la superficie piatta del supporto per raccontare, senza illusionismi prospettici, la storia della sua interiorità confrontata a quella dell’uomo-eroe del passato. Riesce nelle sue composizioni ad annullare il tempo come entità oggettiva, facendo convivere simultaneamente personaggi, animali, oggetti del passato con quelli del presente, accostandoli e sovrapponendoli mediante preziose velature; il tutto in contesto shock, “fantastico-surreale”. Alla maschera di Tutankhamon, spesso presente nelle sue opere, viene sovrapposta la (sua) gatta che ammicca all’uomo moderno-palestrato di rimando all’antico eroe-atleta e ai suoi miti che convivono con quelli contemporanei delle rock stars come Michael Jackson. La Reggiani ama la natura nella sua complessità, senza stilare una scala di valori ben precisa, anzi ne esalta individualmente le caratteristiche e le funzioni naturali e simboliche. L’aquila, il serpente, l’eroe forzuto e muscoloso, la tigre, il gatto, la maschera di Tutankhamon, li rappresenta tutti con la stessa eroica dignità, senza mai rinunciare al suo ideale di libertà, dove l’impossibile diventa possibile, il surreale diventa reale ed il tempo senza tempo.

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