Salute mentale: tre progetti per potenziare i servizi dell’azienda Usl di Ferrara

Rendere migliore la qualità della vita delle persone che si rivolgono ai servizi di salute mentale.

È l’obiettivo della Regione Emilia-Romagna condiviso pienamente dall’Azienda USL di Ferrara che presenta tre progetti per il rafforzamento dei servizi di salute mentale.

I tre progetti – finanziati per 345mila euro con fondi ministeriali assegnati dalla Regione al Dipartimento Assistenziale Integrato Salute Mentale Dipendenze Patologiche AUSLFE diretto da Paola Carozza – intendono perseguire obiettivi ambiziosi ma raggiungibili su tre fronti.

Sostenere e curare preadolescenti e adolescenti con problematiche psicopatologiche; superare il ricorso alla contenzione meccanica in tutti i luoghi di cura della salute mentale (in Emilia-Romagna diminuito comunque in 10 anni del 75,9%) e prevedere percorsi innovativi alternativi ai ricoveri nelle REMS (Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza, cioè le strutture sanitarie destinate gli autori di reato affetti da disturbi mentali, che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici giudiziari).

Il progetto preadolescenti e adolescenti con disturbo psichiatrico e uso di sostanze (per cui sono stati stanziati 155.626 euro) prevede il potenziamento dei diversi livelli di cura rivolti ai giovani 11-17 anni, coinvolgendo ambulatori e strutture residenziali, semiresidenziali e di ricovero sul territorio ferrarese.

La novità più importante riguarda l’apertura di una nuova struttura per accogliere i giovani in situazioni difficili. Il progetto è in fase di elaborazione, anche per quanto riguarda l’individuazione dello stabile, e intende offrire un programma diurno ricco di proposte a valenza terapeutica rivolto ai ragazzi e alle loro famiglie che ha come obiettivo: aumentare il funzionamento scolastico e sociale degli adolescenti, aiutandoli a raggiungere il loro obbiettivo personale di recovery; ridurre le ricadute e le ospedalizzazioni; supportare le famiglie a gestire comportamenti problematici.

Il progetto investe anche sul miglioramento della presa in cura dei ragazzi con modelli innovativi, attraverso un percorso di formazione certificata per i professionisti; sul miglioramento della valutazione mediante l’acquisizione di strumenti e test; e sulla stretta integrazione con il versante sociosanitario in quanto le patologie attualmente emergenti in questa fascia di età esprimono come i due ambiti si influenzino reciprocamente sia nella malattia che nel percorso di guarigione.

Capofila del progetto è la dott.ssa Franca Emanuelli, direttrice della Neuropsichiatria Infanzia Adolescenza.

I percorsi alternativi ai ricoveri nelle REMS – residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (per cui sono stati stanziati 181.250 euro) contemplano il potenziamento delle equipe residenziali, semiresidenziali e dei gruppi appartamento con turni aggiuntivi; l’incremento dei supporti domiciliari e nei gruppi appartamento; e l’avvio di una specifica formazione destinata alle equipe delle strutture e dei servizi territoriali.

Tre azioni per tre obiettivi: ridurre le liste di attesa per l’ingresso nelle Rems, scoraggiare le lungodegenze e professionalizzare gli operatori delle residenze psichiatriche nel trattamento biopsicosociale dei pazienti psichiatrici autori di reato.

Capofila del progetto è il dott. Mario Sacco, responsabile per i servizi di Salute Mentale del distretto Ovest.

Il progetto di superamento contenzione meccanica in SPDC – Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (per cui sono stati stanziati 8000 euro) consiste nel formare il personale medico e infermieristico per fronteggiare i comportamenti aggressivi e autolesivi dei pazienti in regime di ricovero, al fine di ridurre il ricorso alla contenzione fisica e aumentare la comprensione dei comportamenti aggressivi da parte del personale sanitario e degli stessi pazienti, aiutandoli ad aumentare il controllo della rabbia. A tal fine andrà potenziata la formazione che è stata avviata già da due anni nella UOC Psichiatria Ospedaliera Universitaria (SPDC e SPOI), finalizzata all’apprendimento di tecniche di de-escalation da parte del personale.

Capofila del progetto è il prof. Luigi Grassi, dirigente della Psichiatria Ospedaliera Universitaria.

Insomma, massimo impegno, contenuto nel più ampio “Piano attuativo Salute mentale” da 4,4 milioni, verso un cambio di paradigma per ripensare a fondo la cura delle persone con disturbi mentali, abbandonando progressivamente strumenti come la contenzione meccanica o il ricovero e intercettando in anticipo il disagio giovanile prima che si aggravi in un vero e proprio disturbo psichiatrico.

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