Saluti estivi dell’Arcivescovo Negri: “Non profanate il Duomo”

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Disagio è la parola usata dall’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, monsignor Luigi Negri, sia per la vicenda dell’annullamento dell’invito a Ferrara al Premio Nobel Hunt, sia per la questione educativa dei giovani. Monsignor Negri poi è tornato a denunciare episodi di degrado anche nei pressi del Duomo.

Anche l’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, monsignor Luigi Negri, in questa estate si prenderà un breve periodo di riposo ma prima di assentarsi dalla Diocesi estense ha voluto salutare i fedeli con una lettera in cui, però, tocca tematiche al centro del dibattito cittadino. Come la vicenda del postribolo sul sagrato del Duomo di Ferrara, sollevata dallo stesso Arcivescovo due estati fa, ma che continuerebbe a provocargli “profondo disagio”.

Queste le parole utilizzate dall’Arcivescovo che scrive: “Non sono state accolte le mie preoccupazioni educative sulla realtà dei nostri giovani e sul loro modo di divertirsi che comprometterebbero la salute quando non la stessa esistenza”. Monsignor Negri torna poi sul rispetto della cattedrale, dove, scrive, “si rinnovano gesti di profanazione perpetrati anche dentro lo spazio del tempio”.

“Sporcare alcuni ambienti della Cattedrale è il segno di una inciviltà profonda” continua l’Arcivescovo che auspica, come l’arrivo di turisti in città e ai lidi sia un’occasione per superare la distanza e l’estraneità che caratterizza molte delle convivenze. Monsignor Negri commenta anche la decisione della Società italiana di anatomia e istologia che avrebbe annullato l’invito a Ferrara rivolto al premio Nobel per la medicina 2001, Tim Hunt, di partecipare al congresso in programma a settembre.

Una vicenda per cui l’Arcivescovo proverebbe disagio: “Davanti a questi attacchi alla democrazia come libertà di convivenza”, scrive monsignor Negri, “la Chiesa di Ferrara-Comacchio non ci sta e e non ci starà mai. Rimanere condizionati da questi attacchi mediatici, che puntano a fare piazza pulita delle persone e della loro storia”, per l’Arcivescovo minerebbero “la base della nostra società”. Infine l’Arcivescovo, nel salutare i fedeli, nella lettera esprime preoccupazione per coloro che non possono permettersi, per ragioni economiche o assenza di lavoro, di andare in vacanza.

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