Sisma, riaperta Chiesa S.Bartolomeo. Arcivescovo: “Seconda ricostruzione dopo bombardamenti ’45”

Era stata resa inagibile dal sisma del 2012 e da ieri sera è tornata a nuova vita la chiesa di San Bartolomeo in Bosco, riaperta ai fedeli proprio, proprio in occasione della festa liturgica patronale. Per l’occasione a Ferrara è arrivato il presidente dell’Emilia-Romagna, Bonaccini.

Ad officiare la S.Messa, Mons. Perego.

 

 

Ricostruzione post-sisma, a che punto siamo?

Il presidente della Regione Bonaccini: “Restituito alla comunità locale un luogo fondamentale per la propria identità. Il lavoro non è finito, ma in cinque anni abbiamo fatto tanto e bene: stiamo ricostruendo tenendo conto dei criteri di sicurezza più avanzati, nella trasparenza, legalità e rispetto ferreo delle regole, la sola strada possibile”

Stefano Bonaccini

Bologna – Era stata resa inagibile dal sisma del 2012 e da questa sera tornerà a nuova vita la chiesa di San Bartolomeo in Bosco, frazione di Ferrara, che riaprirà ai fedeli proprio in occasione della festa liturgica patronale.

L’intero centro era stato gravemente colpito dal terremoto d’Emilia, tanto da dover demolire e ricostruire ex-novo la scuola dell’infanzia (inaugurata a fine 2014), per poi passare alla ristrutturazione con messa in sicurezza della chiesa di San Bartolomeo Apostolo, finanziata dalla Regione con oltre 522 mila euro.

“L’evento di oggi sarà molto importante- ha sottolineato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, che sarà presente all’inaugurazione insieme, fra gli altri, al sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, all’Aricvescovo Gian Carlo Perego e al parroco don Alessio Grossi – che restituisce alla comunità locale un elemento fondamentale della propria identità.

interno chiesa san abrtolomeoSe, come hanno riconosciuto anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e Papa Francesco in occasione dei cinque anni dal sisma, la ricostruzione in Emilia può essere considerata un esempio, lo si deve anche al fatto che intendiamo ripristinare edifici e spazi così come erano, proprio per salvaguardare l’identità dei luoghi, che non può non passare anche dalle chiese”. “Il lavoro non è certo finito, la ricostruzione deve essere completata- ha chiuso Bonaccini- ma il lavoro di squadra fra istituzioni, sindaci, cittadini, a partire proprio dalla forza di volontà delle persone nelle aree colpite, ci ha portato insieme ad aver fatto tanto e bene, ricostruendo in considerazione dei criteri di sicurezza più avanzati, nella trasparenza, legalità e rispetto ferreo delle regole, la sola strada possibile”.

La ricostruzione pubblica in Emilia
Sono stati attribuiti a oggi oltre 1,095 miliardi, 690 milioni messi a disposizione del Commissario alla ricostruzione e 405 milioni di cofinanziamenti, fondi destinati a 1.437 interventi fra quelli previsti dal Programma delle opere pubbliche e dei beni culturali.
Dei 125 soggetti attuatori coinvolti (Comuni, Diocesi, Acer, Asp, Ausl, Università) 68 hanno la totale copertura finanziaria dei danni subiti. Dei 1.267 progetti presentati (per 969 milioni), 979 sono stati approvati (per 516 milioni).
Ad affiancare la ricostruzione pubblica sono intervenute anche le risorse legate a donazioni dei cittadini, di aziende e quelle realizzate con i proventi di importanti eventi. In totale, sono stati finanziati 82 progetti, per 33,5 milioni di euro, con oltre 32 milioni di euro derivanti da donazioni. A queste si sommano quelle ricevute e utilizzate direttamente dai Comuni.

Le chiese
Sono 118 quelle riaperte al culto dopo il sisma in Emilia del 2012: 54 sulle quali si intervenne nei mesi successivi alle scosse (con una spesa di oltre 15 milioni di euro) per garantire lo svolgimento delle funzioni in ogni comune colpito e altre 64 fra quelle inserite nel Piano delle opere pubbliche e dei beni culturali, per il quale sono disponibili 252 milioni di euro, di cui 209 milioni del Commissario e 43 di cofinanziamenti. A queste chiese, si aggiungono altri 60 edifici delle diocesi. Per assicurare la continuità di culto vennero realizzati anche 15 edifici provvisori, per una spesa di quasi 6,3 milioni di euro. In tutto sono stati 296 gli edifici religiosi danneggiati dalle scosse di cinque anni fa, a oggi finanziati. /Va.Ma.

  • Venerdì 25 ore 10

Si è svolta ieri sera, in occasione della festa liturgica di San Bartolomeo Apostolo, la cerimonia di riapertura della “Chiesa di San Bartolomeo” in San Bartolomeo in Bosco.

La chiesa era stata gravemente danneggiata dal terremoto, tanto da dover demolire e ricostruire ex-novo la scuola d’infanzia, inaugurata a fine 2014, per poi mettere mano alla Chiesa.

Un evento molto importante per la comunità, anche perché si tratta di uno tra i primi edifici di culto resi inagibili dal terremoto ad essere riaperto. Presenti, tra le autorità locali, il sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, il Presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini e l’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego, che ha officiato la messa.

 

 

Il testo integrale dell’Arcivescovo di Ferrara e Comacchio, monsignor Perego

Vedremo “cose più grandi di queste”

Saluto don Alessio e tutti voi, cari fratelli e sorelle, della comunità di S. Bartolomeo. Rivolgo un deferente saluto al Presidente della Regione Emilia Romagna, al Sindaco di Ferrara e a tutte le autorità intervenute.
Questa festa di S. Bartolomeo, l’apostolo vostro patrono, è una giornata indimenticabile per vari motivi.

chiesa san bartolomeoCertamente perché si riapre una chiesa ferita dal terremoto del 2012- la 15a di 114 chiese ferite e chiuse della nostra Diocesi: una seconda ricostruzione dopo quella seguita ai bombardamenti del 1945.

Pur non dimenticando la preoccupazione delle nostre comunità per una ricostruzione lenta di chiese ed edifici parrocchiali, forse a causa di ritardi burocratici e competenze non sempre chiarite, vogliamo oggi gioire insieme per un segno di speranza, di futuro, per la vita della nostra comunità di S. Bartolomeo in Bosco, un angolo significativo della città di Ferrara.

Al tempo stesso, esprimiamo la nostra solidarietà alle famiglie colpite in questi giorni dal terremoto nell’ isola di Ischia, e ai paesi del Lazio e dell’Umbria, delle Marche a un anno dal terremoto.
Sogniamo anche noi oggi e immaginiamo che un angelo ci dica “Vieni” e aprendo gli occhi ritroviamo la nostra chiesa rinnovata, “risplendente della gloria di Dio.

Il suo splendore è simile a quella di una gemma preziosissima”, per fare nostre le parole dell’Apocalisse. Uno splendore esterno ritrovato che oggi chiede il rinnovo dello splendore della nostra fede, della nostra testimonianza di vita cristiana. La fede, che si alimenta alla parola ascoltata, celebrata in questa chiesa, ogni domenica, ci aiuta a “vedere”, per usare un verbo caro all’evangelista Giovanni.

La fede ci invita a “vedere” dentro di noi, anzitutto, grazia e peccato, ricchezza e povertà. La fede ci richiama a vedere fuori di noi il bene e il male, il grano e la zizzania. La fede ci sprona a vedere l’altro, non come un estraneo, ma un fratello e a vedere il mondo come il luogo in cui siamo chiamati a costruire “grazia su grazia”. La fede ci abitua a guardare alla storia con speranza e non solo con gli occhi giornalistici della cronaca nera, che ci mostra solo il male, che ci rende egoisti, impazienti. E la speranza – come sta ricordando papa Francesco nelle ultime udienze del mercoledì – la virtù che guida l’Apocalisse, che non è il libro della distruzione, ma della ricostruzione, è il nostro libro.

Ricostruire una chiesa è ricostruire il luogo tra le case che non è un semplice rifugio, ma un luogo familiare che ci accompagna ed educa a “vedere” il mondo con gli occhi della fede. La chiesa aiuta a comprendere che la fede non si vive da soli, ma insieme, in comunità. La chiesa invita a comprendere che una comunità si costruisce a partire dai ‘beni comuni’, da luoghi di tutti e per tutti. Come anche la scuola da cui siamo partiti in processione, ricostruita e riaperta, ma che deve diventare quel luogo educativo, come lo volevano i decreti delegati degli anni ’70, partecipato, condiviso dagli adulti, dalle famiglie, e oggi con una nuova dimensione, quella interculturale e interreligiosa. Amare la propria chiesa, amare la propria scuola significa amare un bene fondamentale per il proprio futuro, dei ragazzi e giovani, per il futuro della comunità, con responsabilità.

Cari fratelli e sorelle, da una chiesa e da una scuola riaperte, impariamo a saper dire anche grazie al Signore e a chi ci ha aiutato in questo lavoro di ricostruzione, a vigilare sulla tutela dei beni comuni, a rinnovare il nostro cammino comunitario. In questo modo vedremo “cose più grandi di queste”.

Cosi sia.

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego

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