Sanità: le richieste per affrontare la fase 2 dell’epidemia – VIDEO

La prima richiesta riguarda i dispositivi di protezione individuale, per evitare il dramma della ricerca affannosa all’ultimo minuto di mascherine, guanti, tute, la cui mancanza nella prima fase dell’epidemia è stata pagata ad  un prezzo molto caro dal personale della Sanità.

Subito dopo ci sono i tamponi, con reagenti al seguito, per individuare e isolare i contagiati, infine il ricorso alle cosiddette USCA, Unità Speciali di Continuità Assistenziali” istituite con decreto del 10 marzo scorso, con il compito di gestire a domicilio (consulto telefonico, video consulto, visite domiciliari) i pazienti sospetti o accertati Covid-19, che non necessitano di ricovero ospedaliero. Nate a supporto dei Medici di famiglia,  di Guardia Medica e dei Pediatri delle Aziende USL, a Ferrara ne sono state istituite 5  dopo un Accordo con le rappresentanze sindacali dei Medici di Medicina Generale, assicurano l’assistenza a domicilio  a pazienti sospetti o accertati COVID-19 che presentino sintomi respiratori lievi tali da consentire la loro permanenza a casa o a pazienti che sono stati dimessi da una struttura ospedaliera.e sono operative attualmente con un orario 8-14 tutti i giorni nel Distretto Ovest presso la Casa della Salute di BONDENO, nel Distretto Centro Nord, presso le Case della Salute di FERRARA  e di  COPPARO, nel Distretto Sud Est, infine nelle Case della Salute di COMACCHIO e presso l’Ospedale di ARGENTA.

Sono queste le richieste esposte al ministro della salute Roberto Speranza da 100.000 medici di tutte le regioni, sia ospedalieri che della medicina del territorio,in una lettera  pubblicata dai quotidiani il Mattino e Il Messaggero il 18 aprile scorso.

I medici  non si limitano a chiedere strumentazioni adeguate, ma si dichiarano convinti della necessità di intervenire il piu precocemente possibile per evitare complicazioni della malattia “Riconoscere, dicono, i primi sintomi, anche con tamponi negativi (come abbiamo avuto modo di constatare nel 30% dei casi) è di pura pertinenza Clinica, e pertanto chiediamo di mettere a frutto le nostre esperienze cliniche, senza ostacoli burocratici nel prescrivere farmaci, tamponi, Rx e/o TC, ecografia polmonare anche a domicilio, emogasanalisi, tutte cose che vanno a supportare la Clinica, ma che non la sostituiscono”.

Nella eventualità di  una seconda ondata di ricoveri i medici ritengono che solo con queste dotazioni la Medicina del territorio potrebbe  evitare, in attesa del vaccino,  l’assalto agli ospedali e l’occupazione delle sale di terapia intensiva, come risposta inevitabile all’infezione quando il paziente arriva all’ospedale in stadio già molto avanzato.

Su questo fronte la notizia  data ieri in conferenza stampa dal commissario Sergio Venturi che  anche in Emilia Romagna partirà la sperimentazione per la terapia al plasma, un annuncio che segna una svolta radicale rispetto ai ripetuti precedenti rifiuti della Regione all’uso della  plasma-terapia, sperimentata con successo in queste settimane negli ospedali di  Mantova e di  Pavia su pazienti con infezione covid 19 in stadio molto avanzato.

Una terapia accolta fra entusiasmi e scetticismi nello stesso mondo medico e scientifico, che si basa sul principio della trasmissione passiva degli anticorpi come strumento terapeutico nei confronti di malattie da infezione. Un trattamento terapeutico noto da quasi un secolo, già utilizzato su pazienti gravi e gravissimi in altre epidemie, già oggetto di studi e ricerche presso prestigiosi centri internazionali di ricerca, ma che a tutt’ oggi sconta  il limite di una casistica ridotta.

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