Sanità: saltano oltre mille reparti

Dopo aver salvato i piccoli ospedali la spending revew taglia reparti e posti letto, imponento alla sanità regionale una cura dimagrante di proporzioni tali da preoccupare quasi tutti i governatori, i sindacati dei medici ospedalieri e del personale. Fra i politici le voci più allarmate si levano da Pierluigi Bersani, PD e Nicki Vendola, Sel. I medici annunciano una protesta forte.

Salvi i piccoli ospedali, saltano invece circa mille reparti: la prima fase della spending revew, varata due giorni fa dal governo Monti e già pubblicata in Gazzetta Ufficiale, trasforma radicalmente il quadro complessivo della sanità italiana, imponendo l’eliminazione dei reparti che portano lo stesso nome, salvo avere primari e dirigenti diversi.

Il testo del decreto parla di soppressione di unità operative complesse, ovverosia i vecchi primariati, non tagli lineari o a pioggia, ma per blocchi: via prima di tutto i doppioni, creati per dare titoli e promuovere carriere, riduzione, quindi dei dirigenti medici. Si impone che almeno il 40% delle degenze vengano tolte negli ospedali pubblici, il resto nelle strutture private convenzionate. Finché non saranno fatti i tagli, “è sospeso il conferimento o il rinnovo di incarichi”. Quindi non si potranno nominare nuovi primari. ». Massimo Cozza, segretario nazionale Cgil-Funzione pubblica prevede il sacrificio di 10 mila camici bianchi .

Entro il 30 novembre riduzione dello standard dei posti letto ospedalieri» a carico effettivo del servizio sanitario nazionale (esclusi quindi le strutture religiose e gli istituti di ricerca): che passano al 3,7 ogni mille abitanti. Ora siamo sul quattro. Per riabilitazione e lungodegenza lo standard però non deve scendere sotto lo 0,7 per mille abitanti. La stima è l’abolizione o riconversione di 18-20 mila posti.Più una Regione ha capacità attrattive, accoglie cioè malati provenienti da altre zone d’Italia, più posti potrebbero essere mantenuti.

I piccoli ospedali sotto i 120 letti però non restano del tutto estranei alla riorganizzazione. «Una norma complessa. Le Regioni sono comunque tenute a una verifica stringente sulla loro funzionalità», chiarisce il ministro della Salute, Renato Balduzzi. La tendenza è di evitare il più possibile il ricovero a favore di day hospital e, ancora meglio, ambulatorio. Un risparmio per lo Stato, visto che un giorno in ospedale costa molto di più e richiede anche le spese del pasto. Entro il 28 febbraio 2013, inoltre, dovranno essere fissati gli standard qualitativi dell’assistenza ospedaliera  Riguardo ai medicinali, aziende e farmacisti pagheranno di tasca propria se si sfonderanno i tetti stabiliti per la spesa territoriale e ospedaliera rispetto alla spesa sanitaria generale: l’11,5% e il 3,2%.

Il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, è molto critico e teme che alcune aziende rinuncino ad introdurre sul mercato farmaci innovativi perché sono prodotti cari che rischiano di far saltare il tetto. I contratti di fornitura di beni e servizi dovranno essere ridotti del 5% e comunque quanto speso non dovrà essere troppo superiore al prezzo medio dei prodotti. Le Regioni dovranno risparmiare sulle convenzioni con le cliniche e gli ambulatori privati, dell’1% quest’anno e del 2% dal prossimo.

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