Sanità salvata dalle tasse

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Quasi cinque miliardi di euro in due anni, dal 2011 al 2012, sborsati dai cittadini sotto forma di tributi locali, aumentati dalle Regioni per evitare il default della sanità pubblica. Soldi che se non fossero stati trovati in questo modo avrebbero creato un passivo nella sanità per ben 16 regioni e addirittura dai conti del 2011.

A questi numeri si deve aggiungere che i ticket sui farmaci sono aumentati del 40%, sempre dal 2011 e che fra ticket e superticket e tempi di attesa i cittadini sempre più spesso si rivolgono per visite ed esami al settore privato che a quello pubblico.

A dirlo è il Rapporto Oasi 2012 dell’Università Bocconi di Milano presentato martedì 19 marzo dalla federazione di Asl e Ospedali, la Fiaso.

Lo studio evidenzia che nel quarto trimestre del 2012 a chiudere i bilanci sanitari con un leggero attivo sono state soltanto Lombardia, Veneto, Umbria, Marche e Abbruzzo. Non c’è l’Emilia Romagna, invece, mentre il disavanzo maggiore lo avrebbe toccato il Lazio con 815 milioni di debito, e a seguire la Sardegna e il Piemonte.

Secondo il report Bocconi inoltre il welfare ‘fai da te’ attraverso il fenomeno delle badanti ha ormai di gran lunga superato quello dei dipendenti di Asl e ospedali: 774mila badanti contro 646mila dipendenti pubblici della sanità.

Dallo studio emerge che i balzelli applicati sull’Irpef e altri tributi locali hanno provocato un ritorno dello stato attivo per alcune regioni, salvo che per Sardegna, Molise, Campania e Calabria. Per salvare i conti in rosso inoltre le Regioni hanno finito per tartassare i cittadini con aumenti dei tributi locali e addizionali Irpef a 2,2 miliardi di euro nel solo 2011, altri 2,4 miliardi nel 2012, con l’utilizzo per Marche , Abruzzo, Molise e Campania di tutte le leve fiscali consentite dalla legge.

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