Sardine di Ferrara sul parco Coletta e sull’impegno della questura

Riceviamo e pubblichiamo dalle “Sardine Ferrara”

La volontà del capo della polizia Giannini di aver voluto incontrare i genitori di Aldrovandi appena prima di ricevere la cittadinanza onoraria e il servizio firmato da Fabrizio Gatti su L’Espresso lo scorso 12 settembre, ci hanno mosso ad alcune riflessioni da condividere. Non c’è dubbio che il nuovo parco di Ferrara intitolato a Marco Coletta dall’attuale amministrazione sia bellissimo (con quello che è costato alla Regione Emilia-Romagna). Non solo, è un dato di fatto che chi abita la zona adiacente alla stazione dei treni stia recuperando una dimensione quotidiana libera dalla paura di possibili aggressioni, ma recintare un parco pubblico e arredarlo è tutt’altro che un progetto urbanistico, nonostante la macchina della propaganda comunale pagata da noi cittadini lo presenti al pari dell’Addizione Erculea.

Leggendo le argomentazioni di Gatti concordiamo con la scelta di aver dato voce agli operatori del centro di mediazione sociale ai piedi del grattacielo per mettere a fuoco la trasformazione di un’area che soffriva dello noncuranza amministrativa e dello sdegno da parte dei cittadini stessi, ghettizzando gli abitanti della zona, molti dei quali versano in situazioni di povertà.
Tuttavia l’assoluto presupposto affinché il quartiere Gad fosse riqualificato era che le organizzazioni criminali di forgia mafiosa fossero contrastate in maniera decisiva e soltanto la Questura poteva realizzarlo, non certo l’ex giunta Tagliani e nemmeno quella precedente del sindaco Sateriale. Ma è un fatto che gli indubbi successi sulla criminalità in quella zona popolosa, funestata da spaccio di droga e prostituzione, si siano concretizzati a partire dall’elezione di Alan Fabbri e Naomo Lodi: immaginiamo si sia trattato di una fortuita coincidenza che abbia spianato la strada ai nuovi amministratori. Forse le forze locali del Ministero dell’Interno hanno tratto slancio ed entusiasmo investigativo dall’indole celtica di Fabbri e dall’impeto guerresco di Lodi, celebre scompaginatore di moresche schiere. Rimane la curiosità di sapere dove si riforniscano ora di stupefacenti e sesso a pagamento le migliaia di ferraresi che frequentavano il Gad al tempo del centrosinistra.

Perché un professionista come Gatti non ha tenuto conto che il Municipio sia stato da poco condannato dal tribunale per aver applicato criteri discriminatori nell’assegnazione delle case popolari? E che il sindaco abbia pubblicato ed esecrato sui suoi profili social i nomi dei due cittadini – uno dei quali era appena uscito da un programma di protezione – che avevano ricorso contro i criteri poi condannati dal tribunale? Questa condanna segue quella altrettanto grave subita contro criteri discriminatori nella distribuzione dei sussidi statali in piena crisi pandemica. Di queste severe reprimende Fabbri si serve per presentarsi come vittima al suo elettorato, secondo il manuale del perfetto stalker istituzionale leghista. È fuorviante impugnare una parte fulgida per incensare un tutto lacunoso: a fronte di una sola opera che sta coinvolgendo numerose associazioni di promozione sociale, ossia un giardino attrezzato di tutto punto per bimbi e famiglie con tanto di citazione rivolta ai binari di Hosseini, il giornalista bypassa che a Ferrara le biblioteche vengano chiuse e le aree verdi ingabbiate, le panchine rimosse, il centro storico sembri un parcheggio a cielo aperto e l’unico campo Rom decennale sia stato raso al suolo. Come può Gatti parlare di inclusione ed equità? Se Naomo si sta beando che una rivista “rossa” – a detta sua – come L’Espresso lo abbia rivalutato, la sua giunta considera pubblicamente Gino Strada alla stregua di un picchiatore, come affermato sui social di recente anche dal senatore Balboni, e Vittorio Sgarbi si sta preparando ad accogliere Emanuele Filiberto di Savoia in Castello per un gran galà “culturale” destinato ai “migliori”. O presunti tali.

Sardine Ferrara

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