Scuola e cinema abbandonati: da ex quartiere modello a rischio degrado

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Come sarà la Ferrara del 2053? che aspetto avrà il suo centro storico, esisteranno ancora le periferie o il degrado se le sarà divorate tutte? sono domande legittime se pensiamo a quello che è successo al quartiere attraversato da via Barlaam e da via Camillo Mazza, incuneato nell’area del Foro Boario, un quartiere progettato da un architetto autorevole come Vieri Quilici (fratello di Folco) 50 anni fa, per essere un modello urbanistico e sociale, divenuto nell’arco degli ultimi 15 anni un quartiere abbandonato dai giovani, povero di servizi, a rischio degrado.

Con l’assessore all’Urbanistica del Comune di Ferrara, architetto Roberta Fusari, ripercorriamo a ritroso questi 50 anni di storia della città e del quartiere, nato per avere una scuola elementare al centro, un parco frequentato da tanti bambini, intorno l’animazione di tante piccole botteghe, un supermercato a misura di famiglia, un cinema, l’Alexander, chiuso nel 2005 dopo 30 anni di attività.

Il quartiere progettato come edilizia residenziale popolare, pensato come luogo vivibile e cuore di una comunità, oggi è un quartiere abbandonato dai giovani, dove la 07 A quartiere modello-rischio-2scuola è ormai chiusa da 15 anni per carenza di bambini, e gli abitanti pochi e in età più che matura abitano spesso in appartamenti troppo spaziosi in palazzine a 3 piani o in palazzoni a 6 piani senza ascensore.

Le botteghe sono un ricordo, dice meccanico di biciclette in pensione, ancora sulla breccia.

Qui ,dietro l’Alexander , il martedì mattina, il mercato crea un po’ di animazione, ma ormai intorno i prezzi delle case crollano e l’impoverimento dell’area rischia di diventare fonte di degrado sociale oltre che urbanistico.

Di fronte alla necessità, come ci fa presente l’assessore all’urbanistica del Comune di Ferrara, Roberta Fusari, di costose riqualificazioni, l’Amministrazione comunale, che non può permettersi di riqualificare a proprie spese lancia un appello ai privati, proprietari, costruttori, ma anche ad associazioni di cittadini intenzionati, come sta accadendo in qualche altra zona della città a rischio di desertificazione, di riattivare la vita sociale del quartiere, facendo leva sulla collaborazione degli abitanti e una rinata voglia di stare insieme.

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