Scuola, sindacati uniti scendono in piazza contro la “Riforma Renzi”

sciopero scuola

Scrivono una lettera agli studenti e ai genitori per spiegare le ragioni dello sciopero che domani porterà in piazza a Milano, per il Nord, a Roma per il Centro Sud, il mondo della scuola.

Domani infatti sarà sciopero generale per 48 ore e proprio nelle scuole di ogni ordine e grado ci potrebbero essere disagi. Nella lettera, a firma dei comitati a sostegno della legge di iniziativa popolare, il Lip, spiegano che la stessa protesta dovrà servire per dire un ‘no’ deciso alla riforma di Renzi. Così tutte le sigle sindacali del mondo della scuola – che non erano così unite dal 2007 – CGIl, Cisl e Uil, ma anche Snals, Gilda e Cobas domani scenderanno in piazza per sottolineare che la scuola non può diventare come un’azienda.

“Una minoranza secondo il ministero dell’istruzione pubblica”. Lo stesso ministro, Stefania Giannini pur definendo lo sciopero “strumento di legittima manifestazione di dissenso” si dice “perplessa” sulle ragioni per cui è stato convocato e per questo chiede di entrare nel merito del contenuto della riforma. I comitati del Lip, anche a Ferrara, nella lunga lettera a studenti e genitori, tuttavia, citando anche Calamandrei, provano a spiegare le ragioni della protesta che intende ostacolare un processo di cambiamento della scuola che tenderà ad equipararla a realtà come un negozio, o un’azienda.

I comitati come gli aderenti alla protesta, ci saranno anche i docenti universitari del Cipur, il coordinamento intersedi professori universitari di ruolo, ritengono che la scuola debba rimanere pubblica e non in balia di presidi che sono diventati dirigenti. Veri e propri manager che tutti i giorni devono avere a che fare con offerte formative, in cui il termine “competenza” – scrivono sempre nella lettera – viene spesso avvicinato alla parola “competizione”. Per chi domani protesterà in piazza insomma il nuovo disegno sulla scuola di Renzi non rispecchia la scuola sancita dalla Costituzione, uno dei pilastri della nostra Repubblica. Il rischio infatti è – sostengono – che la “scuola di Renzi” diventi la scuola che farà la differenza fra gli istituti per i ricchi e quelli per i poveri.

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