Se l’Italia vuole essere un Paese per donne. I cinque pilastri su cui intervenire – VIDEO

Perché la strategia nazionale per la parità di genere, elaborata dal Dipartimento per le Pari opportunità e presentato ai primi di agosto dalla ministra Bonetti alla conferenza Stato Regioni, abbia successo, serve non solo creare consapevolezza nelle Istituzioni e nell’opinione pubblica del fatto che l’Italia in Europa è in fondo alle graduatorie della parità su molti aspetti, ma è necessario conoscere come e dove si vogliono recuperare opportunità e diritti a cominciare dai cinque settori, definiti “i pilastri della strategia”, in cui si articolano le misure da mettere in campo.

Dei cinque settori o pilastri in cui si articola la strategia nazionale per la parità di genere, elaborata dal Dipartimento per le Pari opportunità e presentato ai primi di agosto dalla ministra Bonetti alla conferenza Stato Regioni, il lavoro è senz’altro al primo posto, perché è proprio qui che l’Italia sconta il suo massimo gap con gli altri Paesi dell’Unione europea.

Ultima in graduatoria per la partecipazione femminile al mercato del lavoro, l’Italia dal suo 28° posto tenterà di risalire le posizioni creando condizioni di lavoro più accessibili al mondo femminile. Per farlo la strategia intende agire su tre fronti: rendere più equilibrati i tempi di cura famigliare, distribuendoli equamente , stimolare l’imprenditoria femminile e facilitando l’inserimento di donne in settori tipicamente appannaggio di uomini.

Al secondo posto la strategia intende agire sulle disparità di reddito, valorizzando competenze e liberando le donne dai lavori di cura, in genere gratuiti.

Il terzo pilastro è rappresentato dalle competenze, che sono fondamentali per garantire un confronto alla pari. Qui la strategia nazionale indica misure che garantiscano un’equa rappresentanza di genere nei mondi in cui la presenza femminile è minoritaria, a partire dalle università e dai settori professionali che richiedono competenze tecnico scientifiche, o STEM. Science, Technology, Engineering and Mathematics

Quindi favorendo la formazione in questi ambiti di tante ragazze che oggi ne stanno lontane convinte da uno stereotipo duro a morire della loro loro scarsa idoneità al sapere tecnico-scientifico.

Al quarto posto la strategia colloca il tempo: un bene prezioso che nella vita delle donne viene in molti casi e non solo per scelta monopolizzato dalla cura dei familiari: genitori, figli, marito. E’ un tema delicato che richiede più di altri la collaborazione e l’accordo fra donne e uomini.

Avere asili nido, scuole d’infanzia e scuole tout court ben organizzati e di alta qualità diventa, in ogni caso, fondamentale anche per questo obiettivo, oltre che per promuovere la formazione dei bambini.

Il quinto pilastro è rappresentato dal potere: i luoghi di governo del Paese a tutti i livelli sono ad egemonia maschile, sarebbe bene equilibrare le presenze di genere, nel pubblico e nel privato. Arricchire di uno sguardo e di un pensiero femminile le politiche che il Paese deve elaborare per costruire un futuro migliore non significa soltanto rispettare il diritto-dovere delle donne ad occuparsi della cosa pubblica, ma per certi versi diventa vitale proprio nella pubblica amministrazione, quando si parla di formazione dei giovani, di salute, di rispetto dell’ecosistema, dei diritti delle fasce deboli, della convivenza pacifica fra i popoli.

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