Spiegata la correlazione tra le rarissime trombosi ed i vaccini anti-Covid

Si chiama Vitt, ovvero trombosi e piastrinopenia indotta da vaccino, la sindrome che colpisce chi assume alcuni vaccini contro il coronavirus e che finora ha visto casi per i sieri di AstraZeneca,  e Pfizer-BioNTech. Oggi grazie alle ricerche effettuate in Italia da un team di 13 ricercatori di diverse Università italiane,  incaricati dalla Procura di Catania e da altre procure italiane che hanno aperto inchieste su casi sospetti di trombosi cerebrali ed eventi mortali, sappiamo qualcosa di più sulla questione. A parlarcene è il prof. Paolo Zamboni Ordinario di Chirurgia Vascolare Università degli Studi di Ferrara, Direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Vascolare e del Centro HUB Regione Emilia Romagna per le Malattie Venose e Linfatiche Azienda Ospedaliera Universitaria di Ferrara.

Che cosa è la VITT?“Si tratta di una sindrome innescata non da un vaccino soltanto, dice il prof. Zamboni, cioè Astrazeneca, non è questione di brand farmaceutico,  ma dai vaccini antiCovid prodotti e sul mercato, sia quelli basati su adenovirus, come Astrazeneca, ( ma sono basati su adenovirus anche  Johnson & Johnson, Reithera e Sputnik) sia quelli  a base di RNA messaggero, come Pfizer-BioNTech ( è a base di RNAm anche Moderna.).   Il team, che  ha effettuato una ricerca complessa basata sulla possibilità di fare autopsie accurate nel laboratorio del prof. Cristoforo Pomara, Ordinario di Medicina Legale dell’Università degli Studi di Catania, “E’ arrivato a scoprire il meccanismo diabolico, sottolinea il prof. Zamboni, che scatena la Vitt, acronimo inglese per trombocitopenia trombotica immunitaria indotta da vaccino.

Il  contributo più importante del nostro gruppo, aggiunge,  è stato quello di mettere a punto una metodologia che arrivasse ad escludere ogni altra causa alla base di questa patologia. La correlazione c’è, a provocare la Vitt sono i vaccini anticovid:  per Astrazeneca un caso su 300.000 vaccinati, per Pfizer, un caso su 400.000. Siamo di fronte, ribadisce il professore, a reazioni rarissime, ma ora finalmente sappiamo di che si tratta, come si manifestano e soprattutto come possono essere curate.” Il meccanismo “diabolico” della VITT: Il vaccino  rarissimamente in alcune persone  scatena un eccesso di anticorpi non solo contro il coronavirus, ma anche contro altre componenti del nostro organismo, o vecchi nemici, come altri virus, che abbiamo già combattuto. Ma il più pericoloso dei suoi effetti è quando questi anticorpi si legano ad una sostanza chiamata Pf4, diventando  potentissimi attivatori di piastrine, che a loro volta creano catene di trombi, non nelle gambe o nelle braccia, ma in sedi atipiche, soprattutto nelle vene dell’intestino e del fegato e in quelle interne al cranio. A questo punto il meccanismo trombotico, molto  diverso da quello  noto alla Medicina, consuma le piastrine, che si riducono progressivamente fino a provocare, nel corso dei giorni, l’effetto opposto, cioè l’emorragia.

I segnali premonitori e i sintomi Il secondo risultato raggiunto, sempre grazie all’autopsia e alla lettura delle cartelle cliniche, è stata l’individuazione dei sintomi, che si manifestano fra il 4° e il 21° giorno e vanno  da una fortissima cefalea, al dolore addominale, anch’esso molto importante, male al collo, gonfiore degli arti e più avanti possono anche provocare difficoltà respiratorie. Sono questi i sintomi, inconfondibili rispetto a normali cefalee e dolori addominali,  da segnalare al proprio medico o al medico di Pronto Soccorso, che potrà verificare  con tre semplici esami la presenza della sindrome e procedere a bloccarla sul nascere, neutralizzandone gli effetti più rischiosi. La VITT può essere curata. L’altro risultante importante della ricerca, che a giorni verrà pubblicata su Haematologica, una delle riviste scientifiche più prestigiose di Ematologia, mentre altri gruppi anche all’estero stanno pubblicando su altre riviste, è, infatti,  la scoperta della terapia.  Pubblicazioni che renderanno in breve  di dominio pubblico queste ricerche, rendendone i risultati utilizzabili soprattutto dalla comunità medica.

Ma sentiamo dal  prof. Paolo Zamboni, direttore del Centro di Malattie vascolari dell’Università di Ferrara, che ha partecipato alla ricerca, qual è il meccanismo che scatena la VITT

 

Per sentire l’intervista integrale al prof. Paolo Zamboni, vi diamo appuntamento questa sera alle 23.30, alla rubrica A tu per tu, curata da Dalia Bighinati. In replica domani mattina, venerdì 21 maggio, alle ore 8.00.

Il prof. Zamboni ci illustrerà le modalità della ricerca, i sintomi della VITT (sindrome trombotica con  piastrinopenia), gli esami clinici che ne attestano la presenza, le terapie  in grado di bloccarne gli esiti più gravi.

Il Team dei ricercatori, le Università e i Centri di ricerca. 

Cristoforo Pomara, Universita di Catania, Massimiliano Esposito, Universita di Catania, Monica Salerno,  Università di Catania, Francesco Sessa, Universita di Foggia, Marcello Ciaccio, Universita di Palermo, Francesco Dieli, Università di  Palermo, Giovanni Maurizio Giammanco, Università di Palermo, Sebastiano Fabio Garozzo, Università di Catania, Antonino Giarratano, Università di Palermo, Daniele Prati, Fondazione, IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Milano,  Francesca Rappa, Università di Palermo, Claudio Tripodo, Università di Palermo, Pier  Mannuccio Mannucci, Fondazione Policlinico di Milano, Paolo Zamboni Unife,

SINTOMI CHE PRECEDONO la VITT

  • Cefalea Intensa
  • Dolore al collo
  • Dolore Addominale
  • Dolore e\o gonfiore a braccia o gambe
ESAMI DA FARE IN CASO DI SINTOMATOLOGIA DI SOSPETTa VITT
  • Emocromo con conta piastrinica
  • Fibrinogeno
  • D-Dimero
TERAPIA IN CASO DI VITT
  • Gamma Globuline ev
  • Prednisolone
  • Fondaparinux

 

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