Siccità, situazione difficile a Ferrara. Regione: “No a razionamento acqua”

  • Martedì 25 luglio ore 9

“In Emilia-Romagna non siamo a rischio razionamento dell’acqua per fini potabili: gli interventi previsti grazie agli oltre 8,5 milioni stanziati a giugno dal Governo per Parma e Piacenza, con riconoscimento dello stato di emergenza nazionale, garantiranno la risorsa idrica”.

Lo assicura Paola Gazzolo, assessore regionale all’Ambiente.

“Oggi è convocato un nuovo incontro dell’Osservatorio permanente per gli usi idrici del distretto padano per analizzare le portate del Po e fare il punto in ogni regione del Nord Italia. La nostra richiesta sarà di mantenere le portate a Pontelagoscuro al di sopra dei 450 metri cubi al secondo”, soglia di garanzia per l’agricoltura da Reggio Emilia al mare, per l’acqua potabile del Ferrarese e per contrastare l’aumento della salinità. “La nostra è stata la prima Regione a chiedere lo stato di emergenza nazionale. Averlo ottenuto in tempi rapidi ci pone in condizione di dare risposte anche in zone come la Val d’Arda piacentina, che dipende dalle acque superficiali”.

  • Lunedì 24 ore 19

La siccità di queste settimane sta mettendo in gravi difficoltà almeno dieci regioni italiane: per l’Emilia Romagna le situazioni più difficili sono localizzate nelle province di Parma e Piacenza, per le quali la regione ha già chiesto, nella prima metà di giugno, lo stato di calamità naturale.

Precipitazioni assenti o molto scarse e temperature sopra la media stagionale: sono queste le condizioni meteo che caratterizzano questo periodo, e che mettono in difficoltà l’agricoltura.

Qual è la situazione a Ferrara? Secondo il Presidente del consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara, Franco Dalle Vacche, la situazione – da qualche settimana a questa parte – è difficile, ma gli impianti della bonifica ferrarese sono in grado di fronteggiarla. Il punto è che tutto ciò ha un costo non indifferente.

“Quando il Po è particolarmente basso – spiega Dalle Vacche – per immettere acqua nel sistema è necessario sollevarla elettricamente, utilizzando gli impianti. Lo stiamo facendo, a un ritmo di 60-70 m cubi al secondo; ma tutto ciò ha un costo in bolletta molto elevato, a cui si aggiunge un altro costo che paga direttamente l’agricoltore. Deve prendere l’acqua e irrigare i campi con i propri sistemi, anch’essi molto costosi”.

Quindi: il rischio che l’acqua venga a mancare per ora non c’è, né per l’agricoltura, né tanto meno per gli usi domestici. C’è però un aggravio dei costi in agricoltura molto pesante, a fronte di una parallela riduzione della produzione determinata dalle alte temperature. E il mercato, per ora, non risponde concedendo alle produzioni prezzi adeguati.

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