Sicurezza sì, ma senza paralizzare le imprese

Gabrielli

“L’ordinanza emanata il 2 giugno 2012 dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Prefetto Franco GABRIELLI, ha portato notevole scompiglio tra le fila degli imprenditori e delle loro associazioni concorrendo ad agitare ulteriormente animi già provati dalle devastazioni.” Comincia così il comunicato diramato ieri da Unioncamere Emilia Romagna, per segnalare la necessità di modificare con urgenza l’articolo 1 e unico dell’ordinanza in questione, che, come dice il presidente di Union Camere, Carlo Alberto Roncarati, “non lascerebbe scampo alle attività produttive”.

Per questo il Presidente Roncarati si rivolge al Governo, al Parlamento e alle Regioni per suggerire procedure più ragionevoli e realistiche, di quelle indicate dall’ordinanza, che garantiscano la sicurezza degli edifici produttivi che si trovano nei territori colpiti dai sismi del 20 e 29 maggio, e che abbiano subito lievi danni o addirittura nessun danno, almeno apparente.

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Questo il testo del comunicato.

L’ordinanza emanata il 2 giugno 2012 dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Prefetto Franco GABRIELLI, ha portato notevole scompiglio tra le fila degli imprenditori e delle loro associazioni concorrendo ad agitare ulteriormente animi già provati dalle devastazioni. Se infatti il secondo, grande sisma del 29 maggio ha smorzato l’ottimismo e la serenità che si stava ritrovando, quella ulteriore del 3 giugno rischia di essere mortale. Insieme a ciò che resta di monumenti case e capannoni, sta traballando anche la speranza.

Eppure, nonostante tutto, rimane miracolosamente viva negli imprenditori la voglia di ricominciare; di lasciare alle spalle questa brutta esperienza andando oltre le contingenti difficoltà. C’è un prepotente desiderio di tornare alla normalità della vita, anche di quella produttiva che è parte così importante del nostro modo di essere.

Ci sono anche, è vero, qua e la sporadiche dichiarazioni di resa. Ma i più non vogliono buttare al vento anni di impegno, di investimenti, di buoni risultati, anzi, di affermazioni brillantissime da parte di imprese che sono componente significativa di quel Made in Italy tanto apprezzato nel mondo del quale siamo tutti giustamente orgogliosi.

Ora, questa classe di eccellenti imprenditori è sull’orlo del baratro. Se vi dovesse cadere trascinerebbe con sé larghissima parte di quel diffuso tessuto produttivo di piccole e piccolissime imprese che costituiscono il tratto distintivo di una regione arrivata ai vertici europei quanto a sviluppo e qualità della vita.

Se, infatti, l’articolo 1 della citata Ordinanza non venisse modificato non ci sarebbero spazi per interpretazioni, tanto è chiaro il testo laddove recita: “il titolare dell’attività produttiva…. deve acquisire la certificazione di agibilità sismica rilasciata, a seguito di verifica di sicurezza effettuata ai sensi delle norme tecniche vigenti…”.

Un articolato che non lascerebbe scampo alle attività economiche che, quasi tutte, si svolgono in immobili costruiti prima dell’entrata in vigore delle attuali normative.

Le prime, allarmate reazioni sembrano aver evidenziato le rilevanti criticità del provvedimento che starebbe per essere riconsiderato. Da come lo sarà dipenderà il futuro di queste terre martoriate.

Nessuno eccepisce sui principi che si intendono salvaguardare: il rispetto della vita e la sicurezza sui luoghi di lavoro sono prioritari per tutti, ma è troppo facile scaricare sull’imprenditore ogni responsabilità. Ed è troppo semplicistico – e dannoso – fingere di non sapere che quel certificato di “agibilità sismica” non potrà essere conseguito che in pochissimi casi.

Si chiede allora che soccorra la ragionevolezza.

Se, come mi pare ovvio, non si vuole celebrare il “de profundis” dell’economia locale necessita una consapevole, coraggiosissima assunzione di responsabilità collettiva che può avvenire solamente attraverso un atto legislativo. Per questo di fa appello al Governo, al Parlamento, ed alle Regioni.

La soluzione è semplice, in fondo.

Ferma restando la necessità di comprovare l’effettiva solidità strutturale dell’immobile (mi riferisco, in particolare ai capannoni destinati alle attività produttive che abbiano subito qualche danno, poiché per gli altri dovrebbe essere tutta un’altra storia) sotto la guida dei tecnici abilitati dovranno essere tempestivamente adottate misure tese ad accrescere il livello di sicurezza rispetto allo standard tipico della costruzione.

Mentre per l’adeguamento alle norme vigenti dovrà essere concesso un lasso temporale tale da consentire interventi strutturali in genere non semplicissimi.

In tal modo, sgombrato il campo dall’idea – non veritiera – che le imprese chiedano trattamenti indulgenti, potrà essere salvaguardato lo svolgimento delle attività economiche nel rispetto dei criteri posti a presidio della sicurezza delle persone.

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