Sisma: 500 anni fa a Ferrara prima casa antisismica

ferrara1570Cinque secoli. Cinquecento anni scarsi da quel 1570 in cui il terremoto – poi rubricato dell’ottavo grado della scala Mercalli – devastò Ferrara e quel pezzo d’Emilia. Tanto era passato prima che il 20 e il 29 maggio le scosse si ripresentassero, lacerando la pianura padana. Terra in cui – e proprio a Ferrara, ironia della sorte – era stata progettata la prima casa “antisismica” della storia.
A inventarla e metterla su carta fu l’architetto Pirro Ligorio – già successore di Michelangelo come responsabile della Fabbrica di San Pietro – arrivato alla corte degli Estensi e costretto a misurarsi con una città ferita dal sisma del novembre 1570 due anni dopo il suo approdo emiliano.

L’idea di Ligorio – come ricordato dagli esperti del Centro euro-mediterraneo di documentazione per la conoscenza e la memoria degli eventi estremi e dei disastri di Spoleto – poggia sulla sua convinzione che i terremoti non siano forze oscure e ineluttabili, ma che ricadano entro il campo della ragione tanto che, sostiene, difendersi dai terremoti è un “dovere dell’intelletto umano”.
Per questo nel suo ‘Trattato de’ diversi terremotì – l’ultima parte si intitola in modo inequivocabile ‘Rimedi contra terremoti per la sicurezza degli edifici’ – motiva e disegna, nel 1571, una casa che non ha precedenti nella cultura occidentale e si fonda sull’idea che gli edifici possano resistere anche ai colpi trasversali e non solo ai carichi verticali. E il rimedio, secondo l’illustre erudita, è costruire bene, costruire seguendo delle regole, ossia con scrupolo e preveggenza, pensando al futuro. Teorie che anticipano di due secoli la “gaiola” portoghese, casa antisismica ideata dopo il terremoto di Lisbona del 1755 e considerata erroneamente da molti come la prima nella storia.
Un’intuizione brillante, quella di Ligorio, generata cinque secoli prima di un sisma – quello dello scorso anno – che, con la sua magnitudo 5,9 ha colpito duramente una terra su cui si è “accanita” l’estremità settentrionale dell’Appennino, “sepolta” sotto la Pianura Padana.

“Non è raro che due terremoti di questa intensità avvengano a distanza di 500 anni – aveva osservato proprio nei girni successivi al terremoto emiliano il sismologo Alessandro Amato -: un altro terremoto importante nel cuore della zona colpita, vicino Finale Emilia, era avvenuto nel 1639”.
A generare entrambi, pur in un arco temporale così lontano, il movimento dell’Appennino, che migra verso Nord-est. “Come se – spiegava ancora Amato – spingendo il bordo di un tappeto, si creassero delle piccole onde”.

Inoltre, veniva sottolineato, se questo movimento interessa il tratto di Appennino compreso tra Firenze e Bologna, nella piccola area del ferrarese si aggiunge un sollevamento ulteriore, come se si creasse una piccola catena montuosa che si estende sotto la Pianura Padana.

Con il sisma del maggio 2012 si è venuto a creare quello che i sismologi hanno chiamato “arco di Ferrara” disegnato, nei giorni dopo le scosse principali da oltre un centinaio di scosse con una, molto forte, arrivata anche a una magnitudo 5.1.Allora, ai tempi di Ligorio, nel 1570, la sequenza sismica durò ben quattro anni.

(ANSA)

 

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