Sisma: chiesti rinvii a giudizio per i crolli Ursa e Tecopress. Nuove indagini per Ceramica S. Agostino

procura-tribunaleChiesti 7 rinvii a giudizio per gli indagati nelle inchieste aperte dalla Procura di Ferrara per far luce sulle tragedie dei 4 operai morti nel ferrarese, nei crolli seguiti al terremoto del 20 maggio del 2012. Si prospetto invece la riapertura dell’inchiesta sui crolli alla Ceramica di Sant’Agostino per i quali la Procura ha chiesto una nuova perizia.

Sette rinvii a giudizio per gli operai morti nei crolli del terremoto del 20 maggio 2012, all’Ursa di Stellata e alla Tecopress di Dosso, e la possibilità di riaprire l’inchiesta relativa ai crolli della Ceramica Sant’Agostino. Sono le novità che arrivano dalla Procura di Ferrara a conclusione della maxi inchiesta, che inizialmente vedeva 28 persone coinvolte, aperta all’indomani dei crolli costati la vita a 4 operai, Tarik Naouch, morto nel crollo dell’Ursa, e Gerardo Cesaro deceduto nel capannone della Tecopress e Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni, morti alla Ceramica Sant’Agostino. Il Pm Nicola Proto, riferisce l’Ansa, ha chiesto il rinvio a giudizio per i 4 indagati del crollo

crolli terremoto

all’Ursa di Stellata. Si tratta del progettista della struttura, Pierantonio Cerini di Arezzo, il direttore dei lavori, nonché presidente dell’ordine degli ingeneri di Ferrara, Franco Mantero. Si aggiungono il costruttore dello stabilimento Ursa, il fiorentino Simonello Marchesini e il collaudatore dell’opera, l’ingegnere capo della Provincia, Mauro Monti. Tre i rinvii a giudizio chiesti invece dal titolare dell’inchiesta sui crolli alla Tecopress, il Pm Ciro Alberto Savino, per l’ingegnere collaudatore, Modesto Cavicchi, il progettista e calcolatore dei lavori, Dario Gagliandi, di Brescia e Antonio Proni, progettista generale dei lavori di Cento ma da anni residente a XX inchiesta crolli terremoto-1Cervia. Si prospetta infine la possibilità di riaprire l’inchiesta relativa ai crolli della Ceramica di Sant’Agostino. I legali e i consulenti della difesa di uno degli indagati hanno presentato una memoria difensiva che prospetta nuove ipotesi sull’origine dei crolli. La difesa sostiene che la vera causa del crollo stia nell’allargamento del capannone sottoaccusa e nella costruzione di una nuova struttura che appoggiava alla vecchia arrivando, sostengono i periti, ad indebolirla. La Procura di Ferrara ha chiesto al proprio perito di verificare questa tesi che, se venisse accolta, farebbe riaprire l’inchiesta per far luce su nuove responsabilità di chi aveva progettato, costruito, collaudato e ordinato il nuovo modulo che, appoggiandovisi, avrebbe fatto crollare quello costruito 15 anni prima.

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