Sisma e siccità: i danni in agricoltura

C’è chi ha visto andare in fumo in pochi secondi i suoi fabbricati e l’investimento a pannelli fotovoltaici per il quale continua a pagare il mutuo e chi non sa ancora dove mettere i suoi animali che,  prima del sisma, erano ricoverati in due grandi magazzini, ora inagibili.

Ma c’è chi non ha più la casa e nemmeno i fabbricati dove teneva gli attrezzi e i prodotti  indispensabili per continuare la sua attività.
La situazione delle aziende agricole nell’alto ferrarese colpite dal sisma di maggio è molto grave. A dirlo è la Cia di Ferrara, dopo aver fatto il punto con i suoi associati, per osservare e controllare da vicino quali sono i danni, e cosa si stia facendo per continuare l’attività in attesa che arrivino i fondi statali. Somme che dovrebbero coprire l’80% della ricostruzione di case, fabbricati rurali ed aziende. Un contributo  che rappresenta un buon inizio, sperando che sia equamente suddiviso tra gli imprenditori colpiti, perché non tutti gli agricoltori sono stati colpiti allo stesso modo:
spiegano alla Cia- E’ passata l’emergenza iniziale ma il terremoto non è finito e non bisogna distogliere l’attenzione nemmeno un minuto su quello che c’è da fare per ritornare alla normale attività produttiva.

Per Confagricoltura Ferrara gli effetti negativi del terremoto contano danni alle strutture per circa 150 milioni di euro. Il settare primario però non fa solo i conti con il sisma ma anche con le previsioni di una annata agraria negativa, per colpa della siccità. Poca la pioggia caduta lo scorso inverno e a risentirne, seppur a macchia di leopardo, sono stati, in provincia di Ferrara, i circa 39 mila ettari coltivati a grano tenero e grano duro – sottolinea Confagricoltura. Il dato medio parla di produzioni al di sotto dei 30 quintali all’ettaro. E la scarsità di precipitazioni sta mettendo in difficoltà anche colture autunnali come il mais (circa 40 mila gli ettari coltivati nel ferraresi), produzione bieticola e le orticole (meloni e cocomeri in primis). Dati che si devono aggiungere al perdurare della crisi economica e al calo generale dei consumi.

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