Sisma: sicurezza nei capannoni. Se ne è discusso tra ingegneri

1) Relatori seminario 25-6 Fe

Ieri, presso l’Ordine degli ingegneri di Ferrara tutto esaurito in occasione del seminario sulla Sicurezza e il miglioramento sismico delle strutture prefabbricate. L’incontro è stato promosso dall’Ordine degli ingegneri di Ferrara, accreditato dall’ Ordine degli architetti e Collegio geometri di Ferrara e organizzato da Reglass H.T. S.r.l. col patrocinio di Isi, Ingegneria sismica italiana.

In seguito ai considerevoli danni che il terremoto ha causato alle attività produttive e per far fronte all’emergenza nata dalla necessità di garantire la sicurezza delle persone e di far ripartire la produzione, sono stati realizzati, nelle strutture prefabbricate esistenti, interventi di messa in sicurezza per eliminare le carenze strutturali più rilevanti. Ora, e negli anni a venire, sarà necessario prevedere opere di miglioramento globale del comportamento di questa tipologia strutturale nei confronti dell’azione sismica, che portino le strutture esistenti al 60% del livello di sicurezza imposto per le nuove costruzioni, come previsto nelle aree interessate da normative e ordinanze seguite al sisma del 2012. E proprio questo aspetto è sottolineato dall’ing. Luca Benini, consigliere della Fondazione dell’Ordine degli ingegneri che ha aperto l’incontro segnalando come, nei prossimi otto anni – come indicato dalla legge – numerosi saranno i capannoni industriali da mettere in sicurezza proprio in questa provincia così duramente colpita dal sisma del 20 e 29 maggio 2012.

Prosegue Il prof. Claudio Mazzotti, docente di Tecnica delle costruzioni presso l’Università di Bologna e uno di massimi esperti dell’Ateneo Felsineo, nel campo della progettazione antisismica. Il prof. Mazzotti presenta una serie di esempi pratici di intervento sui prefabbricati: “Molto vari e articolati gli interventi e le soluzioni progettuali da adottare – sostiene il docente – che possono riguardare elementi singoli o tutta la struttura e la cui efficacia e fattibilità – continua –  è da valutare in modo approfondito caso per caso”.

E la tecnologia fornisce oggi un efficace supporto per la realizzazione delle opere più opportune. Sono molti, ad esempio, i dispositivi antisismici messi a punto grazie a recenti studi. Una vasta rassegna è offerta dall’Ing. Devis Sonda di Miyamoto international Milano, studio di progettazione antisismica che opera a livello mondiale intervenendo in aree a forte rischio di terremoto. Tra essi Sismocell, brevettato da Reglass H.T. e messo a punto in collaborazione con l’Università di Bologna e illustrato in questa sede dall’Ing. Andrea Vittorio Pollini che, in qualità di ricercatore del dipartimento di ingegneria civica, ambientale e dei materiali (Dicam) dell’Università di Bologna, ne ha studiato la progettazione e la messa a punto. Si tratta di una cella cilindrica di dimensioni ridotte in acciaio e fibra di carbonio, che, applicata in corrispondenza del nodo trave pilastro dei capannoni industriali, consente di dissipare l’energia dell’azione sismica annullandone, entro certi limiti, gli effetti distruttivi. L’applicazione di Sismocell, quando il progettista la ritenga idonea, è in grado di risolvere il problema del collegamento degli elementi della struttura consentendo di creare una connessione non rigida e dissipativa e realizzando al contempo un miglioramento sismico.  

“Ma in buona sostanza – conclude l’ing. Devis Sonda – ridurre il rischio sismico a un livello accettabile intervenendo sulla struttura e trasferendo il rischio residuo ad una compagnia assicurativa può essere per un imprenditore, la modalità più efficace per limitare i costi. Se si parla infatti di attività produttive oltre alle lesioni a impianti ed edifici si ha interruzione della produzione e numerosi altri danni indiretti”. Dunque la devastazione che segue un sisma di una certa entità ha un costo molto superiore alla spesa sostenuta per gli interventi per la messa in sicurezza della struttura e per la copertura assicurativa, in alcuni casi fino a 100 volte superiore. E’ con questo spunto originale che si è chiuso l’incontro che rappresenta, nel suo insieme, un appello alla prevenzione: la via più efficace per tutelare vite umane e salvaguardare l’economia dei territori e che si realizza tramite una accurata progettazione e il corretto impiego di nuove tecnologie.

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