SPAL: pare impossibile trovare i motivi dei sogni ormai svaniti
Difficile arrendersi all’idea di una squadra di valori tanto inferiori alla capolista Mezzolara, come dice la classifica
Tutti quelli che hanno ha a cuore le sorti della Spal sono esterrefatti. Dai tifosi, alla proprietà, alla dirigenza, ai tecnici ai giocatori, a tutti quelli che orbitano nella galassia biancoazzurra.
Difficilissimo individuare le cause che hanno fatto precipitare la formazione ferrarese a dieci punti dal Mezzolara. Dopo quasi due terzi dall’inizio della stagione ancora non c’è chiarezza tattica. Non l’ha fatta Di Benedetto, fatica trovarla Parlato. Al tecnico arrivato a gennaio spetta il compito di mettere i giocatori nelle condizioni di esprimere al meglio il loro potenziale. Se da una parte vanno riconosciuti i meriti della capolista, come testimoniato dai 34 punti conquistati nelle ultime 12 partite, con una difesa capitolata solo in quattro occasioni, dall’altra difficile farsi una ragione delle tante problematiche della Spal.
In questo momento di grande difficoltà e giustificato scoramento si invoca il ricorso agli svincolati. Al mercato si doveva puntare entro gennaio, quando le liste erano ancora aperte. Oggi, anche se l’arrivo di facce nuove potrebbe essere rivolto a un salto di qualità in prospettiva play-off, appare quasi impossibile pescare giocatori in grado di assicurare quanto necessario per centrare la promozione. Il rischio di gettare soldi al vento e grandissimo. Magari Federico riuscisse a tirar fuori dal cilindro il classico coniglio. Nel caso, e lo faremmo volentieri, dovremmo parlare di miracolo e lo applaudiremmo il D.S.. La sensazione è che sia stato perso tempo per cercare rinforzi, come apparentemente tardivo parrebbe essere stato il cambio di condizione tecnica.
Ribadendo l’opinione che i dieci punti di distacco dal Mezzolara non rendano giustizia al valore della rosa biancoazzurra, non resta che attendere se gli effetti del lavoro di Parlato potrà avvalorare questa convinzione, sorretta anche dal surplus che dovrebbe garantire il supporto da società professionistica, su cui Dall’Ara e compagni, unici del girone, possono contare.

Andavamo meglio senza la punta, si segnava di più sarebbe stato meglio un buon regista e un centrale