SPAL – REGGINA 1-3 (19′ p.t. Mancosu, 34′ p.t. Tumminello, 15′ s.t. Bianchi, 34′ s.t. Galabinov)

La crisi è aperta. Quinta sconfitta interna stagionale, vittoria casalinga che manca da un intero girone, tre punti nelle ultime sette giornate, tre reti all’attivo, quindici al passivo. Unica consolazione le difficoltà delle rivali. Anche con la Reggina è emersa la fragilità psicologica della squadra che, dopo essere passata in vantaggio, ha lasciato agli avversari la possibilità di fare la partita, arretrando il baricentro, atteggiamento che ha contribuito a far emergere i problemi anche del comparto arretrato, nonostante i rientri di Vicari e Meccariello, mentre non ha convinto il debutto tra i pali di Alfonso. Hanno fatto discutere anche le scelte di Venturato: Peda preferito a Almici per sostituire Dickmann squalificato, a centrocampo Mora per Pinato alla sinistra di un Esposito sempre più abulico e Colombo per più di un’ora in panchina, nonostante le arcinote difficoltà di Finotto e Vido di incidere in zona calda, oltre tutto in una partita da vincere a tutti i costi. Obiettivo impossibile da centrare se non si trova il gol. Qualità degli organici a parte, la sfida tra i tecnici se la è aggiudicata Stellone, all’elastico 3-5-2 disegnato dal tecnico dei calabresi, Venturato non ha saputo rispondere, soprattutto non ha individuato le necessarie contromisure per arginare le incursioni sugli esterni di Di Chiara e compagni, tanto meno la capacità di creare gioco di Cortinovis. Alla fine giustificata la delusione dei tifosi, che hanno invitato i giocatori, con il coro che di norma accompagna le uscite delle squadre in crisi, con l’invito di “andare a lavorare”. Ingeneroso comunque attribuire solo a chi va in campo tutte le responsabilità, come esagerate sono parse le esternazioni del presidente. In particolare la frase “I miei giocatori hanno disonorato la maglia”, come è difficile convenire con Joe Tacopina quando afferma di non voler sentire parlare di lotta per la salvezza e che il valore dell’organico è almeno da centroclassifica, quando tutti i numeri, e nel calcio sono questi che contano, dicono esattamente il contrario, anche alla luce dei risultati maturati sul campo dopo il mercato di gennaio e il cambio di allenatore. Parrebbe più opportuno cercare di compattare tutto l’ambiente, per salvaguardare l’attuale posizione di classifica e, se questa strada dovesse farsi troppo in salita, puntare a portare a cinque i punti di vantaggio sul Cosenza, oggi quartultimo, possibilità che, allo stato attuale delle cose, pare la più alla portata. Aspettiamo comunque le prossime due partite, sabato a Vicenza, martedì al Mazza con la Ternana, per individuare in modo definitivo l’obiettivo cui puntare per concludere una stagione  che non può e non deve diventare fallimentare. Seppur con tutti i problemi con cui deve confrontarsi questa Spal ha le carte in regola per evitare il ritorno all’inferno.

SPAL: Alfonso 5; Peda 5(18’s.t. Almici 5,5), Vicari 5,5, Meccariello 5,5, Celia 6; Zanellato 5,5, Esposito 5,5 (35’s.t. Crociata), Mora 5,5 (18’s.t. Pinato) Mancosu 6,5; Finotto 5 (18’s.t. Colombo 5,5), Vido 5,5 (32’s.t. Rossi). A dip. Thiam, Zuculini, Saiani, Capradossi, Da Riva, Heidenreich, Latte Lath. All. Venturato
REGGINA: Micai; Loiacono, Cionek (39’s.t. Amine), Di Chiara, Adjapong, Bianchi (16’s.t.Hetemaj), Crisetig, Cortinovis (34′ s.t. Bellomo), Giraudo (16’s.t. Kupisz), Folorunsho, Tumminello (16’s.t. Galabinov). A disp. Aglietti, Turati, Menez, Denis, Montalto, Franco. All. Stellone

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