Spendig revew: i numeri

La Commissione ”apprezza molto” gli impegni dell’Italia in campo economico e fiscale, soprattutto il recente provvedimento sulla Spending review, ha detto il portavoce del commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn.

Giudizio positivo anche da parte della magistratura contabile. Con la Spending review ”ha inizio un procedimento virtuoso che la Corte dei Conti aveva sempre auspicato”, ha affermato il presidente, Luigi Giampaolino, durante un convegno. “Si comincia una revisione della spesa in settori – ha aggiunto – che la Corte aveva sempre indicato”.

Il decreto licenziato dal consiglio dei ministri dovrebbe arrivare alla conversione in legge entro il 3 di agosto: in pratica, ogni ramo del parlamento avrà non più di quindici giorni per .l’esame del provvedimento. Oggi è cominciato l’iter a palazzo Madama, cioè al senato.

Fra i punti principali del provvedimenti c’è il taglio dei dipendenti pubblici: quelli in esubero, secondo la relazione di accompagnamento sono 24.000. Fra questi circa 11.000 lavorano nei ministeri e negli enti pubblici non economici e 13.000 negli enti territoriali, regioni escluse. Questi esuberi potrebbero essere gestiti con mobilità sino a 24 mesi all’80% dello stipendio: in certi casi il periodo potrebbe arrivare sino a 48 mesi, sempre con l’obiettivo di accompagnare il dipendente pubblico al pensionamento.

La spesa pubblica per acquisti della pubblica amministrazione dovrebbe anch’essa ridursi di 480 milioni per il 2013, 960 milioni per il 2014 e 1,6 miliardi annui a partire dall’anno 2015.

Notevoli riduzioni di spesa sono previste in sanità: La relazione della spending review stabilisce che da qui al 2014 la sanità dovrà  tagliare 900 milioni nel 2012, 1,8 miliardi nel 2013 e 2 nel 2014. I maggiori risparmi arriveranno dal taglio della spesa per gli acquisti di beni e servizi – compresi i dispositivi medici – e per i farmaci.

Sacrifici importanti, quindi, che però non saranno gli ultimi: lo si capisce dal fatto che l’aumento di 2 punti dell’iva (dal 21 al 23%) è stato rinviato a luglio 2013 ma non cancellato. Per allora, se si vuole scongiurare quell’aumento, si dovranno trovare altri 6 miliardi e mezzo da tagliare nelle pieghe del bilancio dello stato.

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