Spending review, i tagli di Monti

Taglio del 10% dei dipendenti della pubblica amministrazione, riduzione del 20% dei dirigenti, riduzione del 20% per le consulenze. sono questi i tre capisaldi della più importante misura di revisione della spesa pubblica formulata finora dal governo Monti: un provvedimento che minaccia di ridurre i pubblici dipendenti, e che per questo ha già provocato la durissima reazione dei sindacati, in testa la CISL di Bonanni, che ha evocato lo spettro dello sciopero generale.

Il provvedimento non è ancora noto in tutti i dettagli: la riduzione degli organici, comunque, si otterrebbe da un lato accompagnando alla pensione una parte degli statali con una mobilità di due anni all’80% dello stipendio; dall’altro, bloccando il turn over, cioè l’assunzione di nuovo personale.

“Non siamo contrari in linea di principio a ridurre gli organici della pubblica amministrazione – dice Paolo Baiamonte, segretario provinciale della CISL – Siamo contrari ai tagli di tipo lineare: il governo non può dire, “tagliamo il 10% degli statali”; ogni situazione deve essere vagliata con trattative sindacali. Altrimenti, resta una sola alternativa, lo sciopero generale”.

Con la revisione della spesa pubblica, ha detto il premier, si dovrà far fronte a una serie di esigenze di finanza pubblica, alcune note, altre maturate negli ultimi mesi. Si tratta di evitare l’aumento dell’IVA a ottobre, obiettivo che richiede 4,2 miliardi, ma anche – ha spiegato Monti – rispondere alle esigenze legate alla ricostruzione del dopo terremoto.

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