Standard & Poor’s ci declassa

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L’agenzia internazionale Standard & Poor’s ha tagliato il rating dell’Italia, portandolo da ‘BBB+’ alla sola tripla B.

In parole molto povere, significa che secondo quell’agenzia, investire sul nostro Paese è ancora più rischioso, perché si è ulteriormente ridotta la capacità dell’Italia di rimborsare il proprio debito pubblico. Chi presta soldi allo stato Italiano comprando BOT, BTP o altri titoli analoghi, da ieri corre un rischio un po’ più alto di non rivedere più i propri soldi.

“Restiamo sorvegliati speciali – dice il presidente del Consiglio Enrico Letta – e in effetti per l’agenzia di rating americana proprio questa è la situazione dell’Italia, che potrebbe subire, in futuro, ulteriori riduzioni del proprio rating.

Standard & Poor stima che il Pil pro capite per il 2013 sarà pari a 25 mila euro, “al di sotto dei livelli del 2007”. Sempre secondo l’agenzia, il debito pubblico italiano, a fine 2013, sarà pari al 129% del prodotto interno lordo e non scenderà, se non con grande difficoltà. Nel 2013 – dice l’agenzia – gli obiettivi di bilancio dell’Italia sono potenzialmente a rischio, anche a causa della sospensione dell’’IMU e del rinvio dell’aumento dell’IVA.

Il ministero del tesoro ha immediatamente reagito alle esternazioni di Standard & Poor’s: l’agenzia secondo il ministerio non ha tenuto conto delle misure attivate dal governo e si basa su dati ormai superati. Ma anche i mercati finanziari non sin sono spaventati troppo: il ministero ha veduto BOT per 9 miliardi di euro, con un aumento dei tassi tutto sommato inoffensivo. Lo spread è salito di poco, e le borse non sono entrate in fibrillazione. Segno che, tutto sommato, gli investitori finanziari continuano a credere nella solidità del sistema Italia.

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