# Io sto in casa: i numeri ci dicono che dobbiamo perseverare

In Emilia Romagna fino a ieri a mezzogiorno erano complessivamente 2.644 i casi di positività al Coronavirus, il che significa come ha specificato ieri il commissario ad acta Sergio Venturi, 381 in più rispetto a venerdì. Ricoverate in terapia intensiva erano invece 152 persone (24 in più rispetto a venerdì e 1.055 le persone in isolamento a casa con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o anche prive di sintomi; 54 le guarigioni, mentre i decessi sono passati in un giorno, cioè da venerdì a sabato da 201 a 241. Per Ferrara i dati ci dicono che i casi di positività sono passati in un giorno da 24 a 29, confermando la media degli ultimi giorni. Due i decessi.

Oggi i casi di contagio accertato in Emilia-Romagna sono saliti a 3.093 (+449 rispetto a ieri). 1.200 sono i casi lievi in isolamento a domicilio. 68 le guarigioni (+14), mentre a Ferrara sono già 34 i casi complessivi da inizio emergenza (cinque in più rispetto a ieri).

Non siamo ancora, ci dicono gli esperti, entrati nella fase del picco, attesa per alcuni entro la settimana prossima, per altri entro l’ultima settimana di marzo, ma se andiamo a vedere i dati di domenica 8 marzo, capiamo bene che il contagio non molla, anzi.

Domenica scorsa i casi positivi erano 1180, 475 le persone curate a casa, 75 in terapia intensiva. le guarigioni arrivavano a 27, a 8 i decessi. A Ferrara i casi di contagio da due erano saliti a sei e noi ci sentivamo ancora baciati dalla fortuna.

Il confronto, oggi, sui dati macroscopici da domenica 8 a domenica 15 marzo, ci dice che i numeri del contagio in provincia sono più che quintuplicati, in regione quasi triplicati. Sono più che raddoppiate le guarigioni, che continuano, comunque ad avere in percentuale un andamento positivo, mentre i decessi in proporzione tendono a salire, seppure lievemente.
Resta il fatto che siamo di fronte ad una epidemia che non molla affatto la presa, per questo siamo chiamati a fare tutti la nostra parte, per noi, per i nostri cari, per gli altri, soprattutto per i medici e tutti quei sanitari che vorrebbero avere il tempo e i mezzi necessari per curare gli ammalati, senza essere travolti in pochi giorni da una marea di pazienti da ricoverare.

Per evitare il contagio, anche solo per rallentarlo e magari frenarlo, dobbiamo stare in casa e capire che è proprio così che si combatte questa guerra contro un nemico infido e misterioso come il coronavirus.
D.B.

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