Tar boccia i ricorsi contro il “salvataggio”: ecco perchè

carifeE’ una disamina molto ampia e complessa quella effettuata dal TAR del Lazio in risposta al ricorso presentato dalla Fondazione Carife contro i provvedimenti adottati dalla Banca d’Italia il 21 novembre 2015 per risolvere la situazione di dissesto della vecchia Carife. Il TAR ha respinto il ricorso della Fondazione, e anche del Codacons e di un gruppo di risparmiatori, ritenendo in sostanza che i presupposti per un intervento di Bankitalia vi fossero, e che la stessa Bankitalia abbia un potere discrezionale sul metodo con cui intervenire a tutela del Risparmio e del sistema del credito.

Al momento in cui la Banca d’Italia decise di dare avvio al processo di risoluzione per quattro banche in crisi, tra cui la Cassa di Risparmio di Ferrara SpA, l’aumento di capitale da parte del Fondo interbancario di tutela dei depositi votato dall’assemblea dei soci il 30 luglio 2015, non si era verificato, e quindi non si era proceduto al necessario ripristino di adeguati livelli di patrimonializzazione della banca. In altre parole, non si era posto rimedio al dissesto della banca, e quindi era necessario intervenire.

Ma nel ricorso della Fondazione si contestava anche il fatto che la procedura scelta il 21 novembre dalla Banca d’Italia per la risoluzione della vecchia Carife applicava un metodo – quello del bail in – che sarebbe divenuto legge dopo il 21 novembre, e precisamente il primo gennaio 2016. Proprio il bail in ha prodotto l’azzeramento del valore, non solo delle azioni, ma anche delle obbligazioni subordinate emesse da Carife e dalle altre tre banche.

Ma il TAR risponde a questa obiezione: gli interventi della Banca d’Italia discendono – come emerge da una sentenza del consiglio di stato del 2015 – da un potere amministrativo caratterizzato da discrezionalità tecnica, “volto alla tutela dei risparmiatori e, dunque, delle garanzie che devono assistere l’attività di raccolta del risparmio e di erogazione del credito, dell’affidabilità complessiva del sistema bancario e, in particolare, di ogni singolo istituto”.

In sostanza, Bankitalia può decidere discrezionalmente come intervenire e il suo operato può essere messo in discussione solo in casi manifesta illogicità e irragionevolezza, o erronea valutazione dei fatti: presupposti che secondo il Tar in questo caso non ricorrono.

La sentenza del TAR va anche oltre e afferma che il 21 novembre 2015 i presupposti per avviare la procedura di risoluzione – cioè le condizioni di dissesto di Carife – “devono ritenersi verificati”; l’aumento di capitale del fondo interbancario non era avvenuto, mancando tra l’altro un parere favorevole della Commissione europea, e la banca aveva bisogno di un intervento. Intervento che ci fu, scrive il Tar, e che intendeva “evitare il provvedimento di liquidazione coatta amministrativa, al dichiarato scopo di salvaguardare le funzioni essenziali della banca, e tutelare il territorio in cui è specificamente radicata l’attività della CARIFE, nonché i posti di lavoro dei dipendenti”.

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