Senatori PD in prefettura sulla sorte del Petrolchimico: ” Che succede se chiude il cracking di Porto Marghera?

Si è tenuto domenica 1° maggio, nel pomeriggio, l’ incontro in Prefettura a Ferrara del gruppo di senatori del Pd – Alan Ferrari, Stefano Collina, Andrea Ferrazzi. – impegnati a toccare alcuni luoghi nevralgici dell’Emilia Romagna per il tour Avvicina, coordinati dalla senatrice ferrarese Paola Boldrini. L’incontro ha fatto il punto, con il prefetto di Ferrara Rinaldo Argentieri e  i vertici ferraresi dei Sindacati Confederali e della Chimica,  nell’imminenza della chiusura degli impianti del cracking di Porto Marghera, sul futuro del polo chimico ferrarese.  Presenti anche Alessandro Talmelli, segretario comunale Pd, e Sara Manservigi, con delega al lavoro.  

Alla vigilia della chiusura dell’impianti del cracking di Marghera, annunciato un anno fa da ENI e il cui inizio è previsto per l’8 maggio prossimo, la convocazione al tavolo del Mise di Eni, proprietaria dell’impianto e  colosso della chimica italiana partecipato al 30% dallo Stato, non è più differibile.

Così Massimo Zanirato, segretario provinciale Uil Ferrara ieri, in prefettura ha sintetizzato la posizione dei sindacati e delle maestranze come misura immediata e necessaria per impedire le conseguenze più rovinose per il petrolchimico ferrarese.

Come da tempo i sindacati denunciano, la chiusura dell’impianti di Marghera  interrompendo la fornitura di materie prime utilizzate nella produzione della plastica nei poli della chimica di  Ferrara Mantova e Ravenna, oltre a mettere in crisi questi siti, espone  a rischi gravissimi l’intero sistema produttivo dell’area padana: un quadrilatero strategico della chimica italiana di base che chiama in causa tre regioni per la miriade di imprese delle filiere basate sulla plastica  da idrocarburi nei comparti del tessile, del biomedicale, dell’automotiv, oltre che delle ricerche del Centro all’interno del Petrolchimico

Non  si puo pensare, è stato detto nel corso dell’incontro,  che l’alternativa, da tutti i lavoratori condivisa e  auspicabile,  possa essere oggi  la transizione ecologica in capo al PNRR, perché questa richiede tempi e investimenti che lascerebbero  comunque scoperta la produzione di monomeri,  necessari al petrolchimico ferrarese. In più , come sottolineato dai sindacalisti, oltre alla chiusura voluta da Eni l’impianto di Porto Marghera è, comunque, destinato a sospendere entro settembre la propria attività per mancanza degli interventi necessari a ridurne l’impatto ambientale

Sulla transizione ecologica come unica alternativa all’attuale produzione della plastica, con la conseguente conversione dell’Italia  alla sola Chimica verde , la chimica cosiddetta pulita, resta, comunque, hanno concordato senatori e sindacalisti, un’utopia che metterebbe il Paese alle dipendenze esterne anche in questo settore. La posta in gioco è sia di politica industriale e di posizionamento dell’Italia nella Chimica mondiale sia di strategie di business di  ENI che, continuano i sindacalisti, non solo ha disatteso il piano industriale sul fronte dell’ammodernamento  degli impianti di  Marghera,  ma non ha neppure provveduto a fare contratti commerciali di fornitura dei monomeri  da altre fonti.

“Siamo qui – ha detto Paola Boldrini non solo per conoscere la situazione, ma per promuovere l’ intervento politico necessario per salvare il petrolchimico ferrarese e mettere in chiaro contestualmente la volontà e la direzioni di politica industriale di Eni e del Paese”.

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