Un altro mondo è possibile?

it could work: si può fare!

la sfida dell’agricoltura biologica, ( continua dal precedente post)

Agricoltura-Ambiente-Alimentazione sono le 3 A più strettamente legate al tema della sostenibilità. Ad esse vale la pena aggiungere il sistema antropico, ovverosia le donne e gli uomini che abitano il pianeta, del quale, nel corso dei millenni fino ai nostri giorni, hanno sviluppato e sfruttato le risorse, fino a perdere di vista ogni limite in un vero e proprio delirio di onnipotenza, la cui maggiore responsabilità va a quella parte di mondo e agli uomini che detengono il potere e in un certo modo decidono i destini dell’umanità.

Senza possibilità di cambiamento? Certamente No.

Il cambiamento può essere frutto di cataclismi, di guerre, rivoluzioni, scoperte scientifiche ed esplorazioni geografiche, eventi che fino ad oggi hanno dominato una storia basata esclusivamente su rapporti di forza, ma che oggi lasciano il campo ad azioni collettive concordate da organismi internazionali.

Oggi il cambiamento, necessario se si vuole concedere un futuro decente alle prossime generazioni,  si può realizzare facendo appello alla volontà e alla responsabilità individuali. Tante micro-azioni possono dare il via ad un cambiamento radicale su scala planetaria, basta volerlo fortemente. E’ un fatto di coscienza, che vale per ognuno, in qualsiasi ruolo ci si trovi a svolgere la propria parte di cittadino del mondo.

Certamente, poi, ogni cambiamento, nato dai cittadini, dovrà essere codificato dall’Unione Europea, dall’Onu, dai singoli Stati, regioni e  città.

E’ la democrazia, bellezza!

 Nelle democrazie il cambiamento dal basso può essere più potente di ogni imposizione calata dall’alto; la legge deve esserci, ma può venire anche dopo.

E’ quello che pensa Greta Thumberg e con lei tanti movimenti ambientalisti, fra cui Greenpeace, che a proposito del tema agricoltura-alimentazione-ambiente ci segnala che il cambiamento è già in atto, ma ancora troppo circoscritto.

Eppure ci sono molte buone ragioni per convertire l’agricoltura convenzionale in biologica. Prima di tutto perché “il nostro attuale sistema agricolo produce molto più cibo di quanto è necessario ad alimentare la popolazione mondiale…”.

Per questo per  eliminare la fame nel mondo è necessario soprattutto aumentare l’accesso al cibo, non solo la produzione alimentare”

In secondo luogo perché “Aumentare la percentuale di agricoltura che usa metodi biologici e sostenibili di coltivazione non è una scelta, ma una necessità. Non potremo, infatti, continuare a lungo a produrre tanto cibo senza prenderci cura di suolo, acqua e biodiversità. ” Oltre a ciò sembra proprio che l’agricoltura biologica non renda meno di quella convenzionale” Secondo Claire Kremen un gruppo di ricerca dell’Università di Berkeley ha messo a sistema più di 100 studi che comparavano i due metodi di coltivazione dimostrando che le rese dei raccolti bio sono più alte del previsto. Claire Kremen, senior author dello studio e condirettore del Food Institute di Berkeley, ha detto che «con il fabbisogno alimentare mondiale in notevole aumento nei prossimi 50 anni, è fondamentale guardare più da vicino l’agricoltura biologica, perché, a parte l’impatto ambientale dell’agricoltura industriale, la capacità di fertilizzanti sintetici per aumentare la resa delle colture è in calo».

Ma l’agricoltura biologica può sfamare il mondo?

Secondo lo studio di Berkley “alcune pratiche di coltivazione potrebbero ridurre il divario di produttività con l’agricoltura convenzionale, in particolare, utilizzando la policoltura (coesistenza di diverse coltivazioni in una stessa area nella stessa stagione) e la rotazione delle colture, che consentirebbe di ridurre sostanzialmente il divario di rendimento portandolo dal 19% stimato all’8 o 9 per cento. Tenendo conto che si tratta di un divario che varia col variare delle colture e che per le leguminose, ad esempio, è quasi nullo.

 

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