Un comunicato che offende tutti

Un documento che offende le popolazioni impegnate a riprendersi dallo choc e dai danni del terremoto, che viola ogni principio di comunicazione e di responsabilità in chi è tenuto a darla. Queste le reazioni suscitate dal comunicato diffuso ieri in Ansa dalla commissione grandi rischi.

Allarme e panico irresponsabili, questo il tono dei commenti suscitati dal comunicato della Commissione Grandi Rischi diffuso in Ansa ieri pomeriggio. A caldo quelli di Tiziano Tagliani sindaco di Ferrara, che ai suoi concittadini ierisera diceva dall’Ansa, diceva, “domani sarò in ufficio, invito i ferraresi a fare altrettanto”. Con lui Piero Lodi sindaco di Cento, critico nei confronti di una nota che non da indicazioni precise e utili a chi sta vivendo il post-terremoto, mentre Fernando Ferioli sindaco di Finale Emilia, più arrabbiato che mai ipotizzava una denuncia per procurato allarme.

Che la nota fosse ambigua o diramata in modo da creare ambiguità, sta di fatto che Vasco Errani invitava tutti fin da ierisera a coglierne con attenzione il contenuto: la commissione non fa previsioni, impossibili per i teremoti, ma fornisce un dato statistico”. Non è bastata oggi la spiegazione offerta dal Presidente della Commissione, Luciano Maiani: non abbiamo fatto nessun allarmismo, dice Maiani all’Ansa, né previsioni, statisticamente non possiamo escludere la ripresa di scosse in zone limitrofe a quelle colpite.

La nostra voleva essere un’esortazione a mettere in sicurezza gli edifici. Insomma un comunicato per fare prevenzione. Ma è proprio questo che oggi i sindaci di Mirabello, di Bondeno contestano, insieme al direttore di un industria Ferrara, Roberto Bonora e a Paolo Bruschi, presidente di Segest, che da comunicatore parla di disastro comunicativo della commissione grandi rischi.

Comunicazioni a fine di prevenzione non si danno in questo modo, dicono tutti, la gente vuole dati, informazioni , aiuti concreti , capire come muoversi e reagire, un comunicato dato in quel modo ottiene l’effetto opposto, vale a dire la paralisi e il caos.

Quando uno studio interno diventa una notizia per il pubblico, dice a ragione Bruschi, si dimostra di ignorare oltre ai principi elementari della comunicazione, lo stesso buon senso.

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