Un fulmine a ciel sereno!

E’ così accaduto quello che nessuno, o meglio, quasi nessuno si aspettava. domenica 20 maggio, poco dopo le 4, il terremoto di magnitudo 6 che ha  colpito l’area tra Modena, Bologna, Ferrara E Mantova, ha fatto crollare non solo capannoni moderni ed edifici antichi, ma anche  l’idea radicata che  il territorio ferrarese aveva di sé, di essere al riparo dai  terremoti.

Il territorio di Ferrara è zona sismica, classificata a rischio 3. Ciò significa che non è soggetta a terremoti frequenti, ma i terremoti arrivano e la consapevolezza del rischio sismico, che gli studiosi hanno, purtroppo è ignorata o trascurata da chi ha responsabilità di governo dei territori, come scrive in un saggio di recentissima pubblicazione la dottoressa Emanuela Guidoboni, storica dei terremoti dell’INGV di Bologna, studiosa che vanta un’esperienza unica sui terremoti che hanno colpito in passato Ferrara.  L’idea radicata che  il territorio ferrarese aveva di sé, prima di domenica 20 maggio, di essere al riparo dai  terremoti, continua la studiosa, è frutto di una  cultura, o meglio, incultura diffusa, ma anche  della resistenza a trattare questo tema, da parte degli amministratori e della classe dirigente locale. Una resistenza, aggiunge certamente legata al fatto che tali eventi, avendo colpito Ferrara non a distanza di una o due generazioni, ma di secoli, hanno favorito la perdita della memoria storica e contribuito  ad eliminare o ridurre la percezione del rischio. Gli studiosi, continua Emanuela Guidoboni,  servono proprio a risvegliare la memoria, a creare e diffondere conoscenze mediante le loro ricerche, che, però, dovrebbero essere valorizzate e diffuse dagli amministratori. Se governare, aggiunge Emanuela Guidoboni, significa prevedere, qui la previsione è mancata, e quel che più sconcerta è che  la maggior parte della popolazione non era consapevole di trovarsi in un’area sismica. Mai come nel caso dei caratteri sismici si deve aggiungere che prevedere è ricordare ciò che è già accaduto in passato e qui, nel ferrarese, di terremoti ce ne sono stati già molti. Chiese, torri, rocche: si chiede la studiosa, le vogliamo conservare?

E la risposta che si dà, è che anche terremoti di elevata magnitudo non sono necessariamente dei disastri, se accadono in società preparate a sostenere questa sfida.

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