Un miliardo di euro contro la povertà e per il sostegno all’occupazione

Presentato nel pomeriggio il progetto “anti-povertà” voluto dal Governo  per cominciare ad affrontare quella che sta diventando una vera emergenza sociale, ossia le difficili condizioni di vita relative a molti  anziani e bambini, soprattutto al Sud. 900 milioni le risorse investite per la competitività e l’innovazione delle imprese

Un miliardo di euro contro la povertà, ma anche misure per rilanciare la crescita. Il governo ha varato oggi il vero piano 2 per il rilancio del Paese e per coniugare rigore e sviluppo.
Il governo ha deciso” le misure presentate oggi “, ha detto il Presidente del Consiglio Mario Monti, non perché siano state chieste dai partiti, ma perché le richiede da tempo la società italiana; non è un cambio di marcia, perché l’attenzione all’equità e alla crescita erano anche nelle cose più dure che abbiamo dovuto proporre con la sempre apprezzata partecipazione del Parlamento e dei partiti”. Il Governo non potrebbe vivere senza l’appoggio dei partiti in Parlamento ma non farà cose in cui non crede perché lo chiedono i partiti né rinuncerà a fare cose in cui crede perché i partiti chiedono di non farlo, ha aggiunto.  Il Governo punta a investire 400 milioni nella cura dell’infanzia. Entro il 2015 si prevede la creazione di 18.000 posti nido entro il 2015 nel Sud. Per l’assistenza domiciliare integrata agli anziani – si legge nel piano – si dovrebbero investire 330 milioni di euro. In primo piano, dunque, le regioni del Sud, ma anche misure di sostegno all’occupazione e quindi alle imprese. Il progetto presentato oggi pomeriggio dal presidente del Consiglio, Mario Monti, insieme ai ministri Fabrizio Barca (Coesione territoriale), Andrea Riccardi (Immigrazione e famiglia) e Elsa Fornero (Lavoro) prevede di usare i fondi comunitari destinati al Mezzogiorno per aiutare che è stato colpito da questa crisi al punto da rischiare di uscire dall’ambito stesso della vita delle comunità in un processo di emarginazione e autoemarginazione, scandito dalla progressiva mancanza di mezzi per vivere. Equità in primo piano, dunque, e  attenzione a chi rimane indietro. È importante creare circuiti di partecipazione, ha detto Monti , che ha poi aggiunto, noi lavoriamo per realizzare pienamente in Italia un’economia sociale di mercato”, che ha aggiunto: “Nel piano sociale per il Sud c’è una particolare attenzione per alcune regioni del Mezzogiorno dove il problema è più acuto e dove ci sono risorse che si possono usare subito”. Poi il premier ha ribadito: “Per il pareggio di bilancio in termini strutturali” nel 2013 “non ci sarà bisogno di un’altra manovra correttiva”
Al progetto hanno lavorato nelle ultime settimane i due ministri Barca e Riccardi: il primo tra i maggiori esperti nell’utilizzo delle risorse di Bruxelles, il secondo nelle politiche contro il disagio sociale. L’obiettivo è di intervenire, in uno stretto collegamento tra il governo centrale e le istituzioni locali, per far restare all’interno della vita comunitaria le fasce di popolazione più fragili. Non è un sussidio  ma servizi rivolti soprattutto a bambini, anziani, disabili, in condizioni di massima fragilità. Secondo l’Istat – gli italiani che vivono in condizioni di povertà relativa Sono più di otto milioni (circa il 14 % della popolazione). La povertà assoluta riguarda invece 3,1 milioni di persone (il 4,6 % delle famiglie). Nel Mezzogiorno le famiglie in povertà relativa sono il 23 % (contro il 4,9 del Nord e il 6,3 del Centro), e quelle in povertà assoluta ne rappresentano il 6,7% (contro il 3,6 e il 3,8 di Nord e Centro). In Basilicata è povero quasi un terzo delle famiglie.  Il piano antipovertà  si aggiunge ai primi segni della svolte verso la crescita e una maggiore equità delle misure finora varate dal governo Monti, come sembrano essere il dietro front del ministro Fornero sui cosiddetti  esodati, e l’allarme disoccupati lanciato dal ministro per lo sviluppo, Corrado Passera.  Che  vede la crescita assolutamente necessaria per sottrarre il Paese al rischio di una perdita di tenuta economica e sociale.
Fonte Ansa

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