Unico governo possibile o governo delle speranze?

Definito da alcuni come l’unico governo possibile, il governo Draghi apre il Paese alla speranza che anche l’Italia possa cambiare. E per cambiare, in linea di massima, non serve l’uomo della Provvidenza, ma una persona con le carte in regola per affrontare la situazione sclerotizzata dell’Italia.

Tutti i leader politici ne sembrano convinti, compreso Giorgia Melloni, che sembra affidare a Fratelli d’Italia, un  ruolo di opposizione più come garanzia democratica che di sfiducia nei confronti di una maggioranza che raccoglie idee, persone, obiettivi agli antipodi .

Se faranno tutti la loro parte dando al nuovo Governo la possibilità di far uscire il Paese dalle  sabbie mobili lo vedremo a breve, sta di fatto che alcune forze politiche continueranno un percorso coerente, mentre le due forze politiche più lontane dall’europeismo di Draghi hanno dato il loro consenso sull’onda di spinte diverse.

Nel Movimento 5 Stelle il sì dei leader, Grillo, Di Maio e Crimi, potrebbe non trovare il consenso di elettori da sempre eterogene, mentre il capo politico della Lega, in apparenza folgorato sulla via di Bruxelles, ha dovuto piegarsi alla concretezza dei suoi elettori, lumbard e veneti, che affidano le loro speranze di ripresa economica alla lucidità del presidente  del consiglio incaricato.

Romano di nascita cresciuto alla scuola dei Gesuiti, studi classici, laurea in Economia master all’Mit di Boston, docente universitario per  8 anni,  una carriera percorsa salendo la scala delle responsabilità e allargando il suo giro d’orizzonte dall’Italia al mondo , serio, ma non serioso, concreto, deciso, grande conoscitore delle dinamiche della finanza che da anni condizionano economia e politica, silenzioso, ma  in grado di gestire anche la comunicazione quando si tratta di duellare e convincere, senza ricorrere a facili slogan né ad attacchi scomposti dell’avversario,  Mario Draghi incarna le virtù politiche di cui gran parte dell’Italia sembra essersi  dimenticata in questi anni nel momento in cui andava alle urne.

In questo senso il governo guidato da Mario Draghi più che l’unico governo possibile appare a molti Italiani il governo delle speranze. Speranza di catturare il consenso dei mercati, come dimostra la vertiginosa discesa dello spread, dopo le impennate della crisi giallorossa, speranza, non per tutti purtroppo,  di cambiare la gerarchia dei valori e delle priorità, di rimettere al centro le competenze vere, non le astuzie degli spin doctor, le generazioni in formazione, la dignità di cittadini che non si arrendono alla predicazione della  paura e dell’ odio, quindi anche la speranza di creare un feeling fra paese reale e governanti basato sui valori della cittadinanza, che vuol dire conoscenza dei problemi, capacità critiche, non cieca fiducia nel capo, senso della comunità e della coesione sociale, fiducia e rispetto delle Istituzioni, pur nella necessità di cambiarne alcune regole di fondo.

Draghi non ha obiettivi di partito, non ha bisogno di altra gloria, ha risposto alla chiamata del Paese attraverso la richiesta del Presidente della Repubblica, per mettere al servizio dello Stato competenze e capacità di relazioni. Il suo governo avrà come stella polare la Costituzione e come priorità la salute dei cittadini, l’istruzione e la scuola come palestra di impegno civile e di crescita culturale, le riforme della Pubblica Amministrazione, del Fisco, della Giustzia,  come condizioni necessarie per il rilancio dell’economia e del lavoro.

Attraverso quali percorsi concreti lo vedremo nel programma con cui la nuova maggioranza di governo si presenterà al Parlamento, dove lo stesso Mario Draghi, al termine del secondo giro di consultazioni politiche,  ha dato appuntamento agli Italiani.

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