Unife: i sindacati chiedono nuove assunzioni

“I cambiamenti dell’Università di Ferrara negli ultimi cinque anni sono stati profondi. E’ fuor di dubbio che le scelte dell’Amministrazione UniFe che hanno caratterizzato l’ultimo quinquennio, dall’apertura del numero chiuso di alcuni corsi di laurea, alla sperimentazione della facoltà di medicina, passando attraverso una riorganizzazione continua degli assetti del personale tecnico amministrativo, abbiano modificato profondamente l’ateneo ferrarese”.

A scriverlo sono le organizzazioni sindacali provinciali FLC CGIL, CISL Fsur, UIL Scuola RUA che aggiungono: “L’aumento degli studenti ha avuto una ricaduta positiva per la città che, negli anni passati, ha trovato soluzioni volte all’accoglienza abitativa, ricettiva e di aggregazione per facilitare lo studio per tutte quelle studentesse e studenti che hanno scelto Ferrara come luogo per vivere il loro percorso accademico. Ma l’Università è anche un’importante azienda del territorio ferrarese e, nel creare lavoro stabile e di qualità, si rende volano della nostra economia”.

I sindacati sostengono che “è salito il numero di studenti iscritti: l’ateneo è passato da circa quindicimila studenti del 2016 a oltre ventimila iscritti nel 2020, ma a differenza di quanto si poteva immaginare, invece di investire fin da subito in nuove assunzioni, si sono privilegiate le promozioni del personale già assunto e bisogna risalire al Marzo del 2018 per ritrovare l’ultima procedura di stabilizzare figure precarie. Le Organizzazioni Sindacali FLC CGIL, CISL Fsur e UIL Scuola RUA lamentano da tempo le situazioni di difficoltà che si sono venute a creare in diversi settori dell’Università e che hanno portato alla riduzione di importanti servizi a supporto degli studenti quali i servizi bibliotecari ridotti nel tempo, le segreterie, i tecnici di laboratorio, i servizi di orientamento e inserimento lavorativo e anche quelli che negli anni si erano qualificati come punti di riferimento nel panorama nazionale, come il management didattico. In questa fase di evidente necessità dettata dalle condizioni di pandemia è emblematico il caso del personale informatico che, già in evidente calo, viene impiegato per i servizi alla didattica on line”.

“Sul lato docente” – continuano CGIL, CISL e UIL – “si è scelto di far fronte al rapidissimo aumento degli studenti, creando aule grandissime presso la Fiera e assumendo precari della ricerca a tempo determinato, potendo utilizzare una legge riprovevole che divide i ricercatori universitari (il primo gradino della docenza universitaria, se si escludono dottorato e assegni di ricerca) in due categorie di precari: la A dove lo stipendio è più basso e che spesso si conclude dopo anni di precariato e la B dove, dopo tre anni a tempo determinato, si passa direttamente a professore associato a tempo indeterminato. Per tali motivi come organizzazioni sindacali riteniamo che la decisione dell’Università di Ferrara di assumere personale, così come dichiarato in questi giorni a mezzo stampa, sia un inizio positivo volto a risolvere le criticità già elencate, ma auspichiamo sia solo l’inizio di una importante fase di stabilizzazione di personale ricercatore e riequilibrio del numero di presenze del personale tecnico amministrativo (PTA) riportandolo ben al di sopra delle 500 unità”.

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