Unife: tre progetti per combattere il Covid-19

Nuovi strumenti diagnostici, terapie sempre più efficaci e attenzione agli effetti psicologici sui pazienti. Quest’anno l’Università di Ferrara ha deciso di dedicare a tre studi sul Covid-19 la nuova campagna di crowdfunding d’Ateneo.

Perché tutti, anche con un piccolo gesto, possano contribuire all’avanzamento scientifico e alla raccolta di nuovi dati, in un momento in cui la ricerca è davvero cruciale per fronteggiare la crisi che stiamo attraversando. 

La raccolta fondi ha preso il via il 12 febbraio 2021, con la presentazione dei tre progetti e l’attivazione di una piattaforma online per le donazioni.

Nuovi test diagnostici per individuare le persone positive al SARS-CoV-2

Il progetto del Dipartimento di Scienze Chimiche, Farmaceutiche ed Agrarie di Unife ha l’obiettivo di definire i migliori sistemi di identificazione delle persone positive al virus ARS-Cov-2.

Ad oggi la diagnostica permette di stabilire la positività all’infezione con il tampone nasofaringeo, ma dati scientifici dimostrano come soggetti negativizzati e in assenza di sintomi respiratori presentino il virus in altri distretti corporei” spiega Daria Bortolotti, ricercatrice in Microbiologia alla guida del team di ricerca.

“Grazie a questo progetto sarà possibile individuare i distretti corporei in cui il virus SARS-CoV-2 si ‘annida’, per definire i migliori sistemi di identificazione dei soggetti positivi all’infezione, ad esempio anche tampone rettale, analisi delle feci ed analisi delle urine. Questo consentirà di rilevare con maggiore accuratezza l’infezione in soggetti con sintomi non prettamente caratteristici del Covid-19, ma che potrebbero presentare una positività ‘latente’ al virus”.

Del gruppo fanno parte anche Roberta Rizzo, Valentina Gentili, Sabrina Rizzo, Giovanna Schiuma, Juana Maria Sanz Molina, Anna Fantinati del Dipartimento di Scienze Chimiche, farmaceutiche ed Agrarie, Angelina Passaro del Dipartimento di Medicina Traslazionale e per la Romagna e  Chiara Marina Semprini del Dipartimento di Scienze Mediche.

Una spray nasale per ridurre la contagiosità

Il progetto del Dipartimento di Scienze della vita e Biotecnologie si concentra su un strumento terapeutico innovativo.

“Nella lotta al SARS-CoV-2 oggi manca ancora uno strumento terapeutico per il trattamento precoce dei soggetti positivi, inclusi pre e asintomatici” afferma Gaia Colombo, Professoressa associata di Tecnologia farmaceutica a capo del gruppo di ricerca.
“Obiettivo di questo progetto è costruire un prototipo di medicinale nasale/inalatorio anti SARS-CoV-2 con sostanze antivirali già a disposizione per colpire il virus nel primo sito di infezione. Il prodotto avrà sia una funzione terapeutica (elevata efficacia e bassa tossicità), sia una funzione profilattica (riduzione della contagiosità dei positivi)”.

A lavorare al progetto anche Sabrina Banella del Dipartimento di Scienze della vita e Biotecnologie, Fabrizio Bortolotti, collaboratore tecnico esterno, mentre partner esterni sono PlumeStars e il Policlinico Sant’Orsola di Bologna.

Supporto psicologico ai pazienti: migliorare la qualità della vita in terapia intensiva

Il progetto del  Dipartimento di Medicina Traslazionale e per la Romagna si occupa della ridefinizione del mondo e delle abitudini della terapia intensiva.

Con l’emergenza sanitaria legata all’infezione da Sars-Cov-2, è stato imposto l’assoluto isolamento dei malati Covid all’interno dei reparti di terapia intensiva e la quasi completa esclusione dei familiari dal percorso di malattia, in un contesto in cui gli aspetti umani potrebbero giocare un ruolo fondamentale rispetto a quelli prettamente terapeutici” afferma Savino Spadaro, Professore associato del Dipartimento di Medicina Traslazionale e per la Romagna, alla guida del team di ricerca.

“Il progetto prevede la presenza di uno psicologo qualificato per monitorare i livelli di ansia, depressione e stress, individuando tempestivamente i casi di fragilità per tempestivi interventi specifici, e offrendo contestualmente un sostegno ai familiari e al personale sanitario. Gli spazi saranno dotati di device per le videochiamate, per accorciare le distanze e di dispositivi che rendano più caldo ed emotivo l’ambiente: strumenti per la diffusione di musica, attenuazione delle luci artificiali, ripristino dell’orientamento spazio-temporale”.

Fanno parte di questo team di ricerca anche Gaetano Scaramuzzo, Anna Romanello, Silvia Bortolazzi,  Medici Anestesisti-rianimatori, Chiara Nardo, Psicologa ed Elisa Brunetti, Infermiera. 

(Comunicato Unife)

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