Unifestival conquista Ferrara e trasforma il Listone in un’aula aperta al pubblico

unifestivalTanti gli incontri e i temi affrontati anche in altri luoghi universitari e della città, con diversi appuntamenti. Fra le iniziative la quarta edizione di InsolvenzFest – Dialoghi pubblici interdisciplinari sull’insolvenza, ma anche i temi della sostenibilità, della città universitaria, della sicurezza idrogeologica e sismica, e infine, ieri un incontro fra università e media per capire come i media locali vedono raccontano l’università di Ferrara.

L’Università come Istituzione e come centro di alta formazione, la sua metamorfosi da luogo di elite a università di massa, ma anche università come serbatoio di saperi a cui attingere per affrontare i nodi del nostro tempo: è partito da qui il confronto che si è svolto ieri nell’arena di Unifestival fra università e media locali.

A rappresentare l’ateneo estense il rettore, prof. Pasquale Nappi e il professor Allessandro Somma, delegato del rettore ai rapporti con la città, Andrea Maggi, responsabile ufficio stampa Unife, che ha condotto l’incontro con Nicola Bianchi, Il Resto del Carlino Dalia Bighinati, Telestense, Stefano Ciervo La Nuova Ferrara, Sergio Gessi, FerraraItalia, Oppo Estense.com . In primo piano il crescente protagonismo di Unife sui media e le aspettative reciproche nel contesto di un rapporto sempre più stretto fra università e città.

Nel bilancio tracciato il giorno dopo la conclusione di Unifestival, i media concordano nel ritratto di una città che ha dimostrato di voler conoscere più da vicino la sua università, sentirne la voce sui temi più spinosi: un segno, questo di grande fiducia, che l’ateneo non può ignorare, aprendosi sempre più decisamente al pubblico non solo canonico dei giovani, ma anche dei cittadini tout court, cercando linguaggi comuni e

occasioni di dibattito. I media possono fare molto non solo per favorire questo rapporto, ma per sostenere il ruolo dell’università all’interno del Paese. L’università in Italia vive momenti di grande difficoltà, è sotto finanziata rispetto alla maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea e dopo la riforma Gelmini ha cominciato a registrare un crescente calo di iscrizioni.

Un dato estremamente preoccupante per un Paese come l’Italia, dove l’istruzione non brilla né per i risultati soprattutto nelle discipline scientifiche su scala internazionale, né per numero di laureati e diplomati, né più in generale per il livello culturale dei suoi cittadini, sempre in fondo alle classifiche come lettori di libri, ma anche come frequentatori di altri media dalla tv a internet, nonostante le apparenze, almeno a leggere i dati di NOP World, agenzia che si occupa di ricerche di mercato, in questo caso su un campione di 30 mila persone in tutto il mondo.

Se è vero che la conoscenza serve per dare soluzioni alle difficoltà del Paese, oggi occuparsi di università diventa per i media non solo un obbligo professionale, ma un dovere civile.