Uno studio dell’Università di Ferrara spiega il meccanismo che rende gli anziani più vulnerabili al Covid-19

Valutata la capacità del sistema immunitario di riconoscere il virus pandemico nei soggetti over 65, a confronto con quella di gruppi di popolazione di età inferiore: le difese dell’organismo degli anziani sono qualitativamente e quantitativamente alterate. Ciò comporta un maggior rischio di malattia e la necessità di un richiamo vaccinale più frequente per questa fascia della popolazione.

Sarebbe l’attivazione più lenta e meno efficace del sistema immunitario a rendere gli over 65 più vulnerabili al virus pandemico. A dimostrarlo, individuando con precisione la causa biologica, uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Frontiers in Immunology dalle Università di Ferrara e Bordeaux.

Sin dall’inizio della pandemia causata dal coronavirus, gli anziani sono stati la categoria più colpita, con il più alto tasso di mortalità e le manifestazioni più gravi della malattia, come la compromissione della funzionalità di cuore e polmoni e il conseguente ricovero nelle unità di terapia intensiva.

“Nel nostro studio abbiamo valutato la capacità del sistema immunitario di riconoscere il virus pandemico nei soggetti over 65, confrontandola con quella di gruppi di popolazione di età inferiore”, spiega Francesco Nicoli, Ricercatore del Dipartimento di Scienze chimiche, farmaceutiche ed agrarie di Unife e coordinatore dello studio insieme al Professor Riccardo Gavioli.

Le ricercatrici e i ricercatori hanno studiato alcune cellule del sistema immunitario altamente specializzate nella difesa dell’organismo, chiamate linfociti T CD8+, che sono in grado di riconoscere le cellule infettate, aggredirle e neutralizzarle.

“È emerso che la risposta dei linfociti T CD8+ nei giovani, è più pronta, ampia ed efficace contro il virus, mentre risulta carente negli anziani” , specifica Nicoli.

Per giungere a questo risultato, il team è partito da altre cellule del sistema immunitario dette “naive”, cioè i linfociti T “vergini”, mai venuti a contatto con virus, batteri o altri elementi estranei al corpo, e che quindi devono specializzarsi per contrastare una minaccia sconosciuta come il coronavirus.

“Essendo SARS-CoV-2 un illustre sconosciuto per il sistema immunitario, chiunque vi entri in contatto per la prima volta dovrà iniziare a organizzare la risposta immunitaria proprio partendo dai linfociti T naive. Nell’anziano, i linfociti ‘naive’ specifici per il virus che causa Covid-19 sono pochi e probabilmente qualitativamente alterati”, aggiunge il Ricercatore, e continua: “la novità dello studio, dal punto di vista metodologico molto complesso, sta nell’aver osservato proprio questi linfociti, escludendo qualsiasi fattore confondente, per poter misurare le risposte solo in base all’età dei soggetti.”

“Dallo studio emerge che nell’anziano la risposta immunitaria è più bassa, ma può essere allenata tramite il vaccino e con le dosi di richiamo. È importante però capire che il vaccino non è uno scudo universale: il vaccinato non è esente dall’infezione e dalla patologia che ne consegue, e deve comunque considerarsi e agire come un soggetto a rischio, prestando attenzione” sottolinea Salvatore Pacifico, Ricercatore del Dipartimento di Scienze chimiche, farmaceutiche ed agrarie di Unife, tra gli autori del lavoro.

Il meccanismo scoperto dai ricercatori ferraresi può quindi spiegare come mai negli anziani la durata della copertura offerta dal vaccino è più breve, e richieda le dosi successive di richiamo in modo da consentire al sistema immunitario di essere sempre pronto a fronteggiare la minaccia pandemica.

I risultati dello studio sono la base per un nuovo progetto di ricerca dell’ Università di Ferrara coordinato dal Professor Riccardo Gavioli.

Le ricercatrici e i ricercatori ferraresi intendono approfondire la conoscenza delle risposte immunitarie indotte nelle diverse fasce di età dalla vaccinazione Pfizer e Astrazeneca.

Nella fotografia alcune delle autrici e degli autori del paper. In piedi, da sinistra: Beatrice Dallan, Antonella Caputo, Eleonora Gallerani. Seduti, da sinistra: Francesco Nicoli, Riccardo Gavioli, Davide Proietto.

 

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