Vicenda Sea Watch: si avvicina soluzione diplomatica, mentre la capitana è indagata.

sea watchA meno di mezzo miglio dal porto di Lampedusa dopo un tentativo di ieri pomeriggio di entrare in porto stoppato dalle autorità, ancora nessuna novità sullo sbarco e le possibili destinazioni dei 40 migranti costretti a restare in mare ormai da 16 giorni sulla Sea Watch, la nave della ONG la cui capitana Carola Rackete è stata iscritta oggi nel registro degli indagati della Procura di Agrigento con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violazione dell’articolo 1099 del Codice della navigazione contestato al comandante che non obbedisca all’ordine di una nave da guerra nazionale. La Procura agrigentina, guidata dal procuratore Luigi Patronaggio fanno notare che si è trattato di un atto dovuto dopo l’informativa consegnata ieri dalla Guardia di finanza.,
E mentre la Ong su twitter scrive che “alla nave è tuttora negato l’ingresso in porto e lo sbarco delle 40 persone ancora a bordo”, si diffonde la notizia da fonti della Farnesina ad askanews.secondo la quale, “a seguito del lavoro svolto, su istruzioni del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, in stretta correlazione con la Commissione Europea, Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo e altri Stati Membri dell’Unione Europea sono disponibili ad accogliere i migranti imbarcati sulla nave Sea Watch”.
Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. Non basta, però, al ministro Salvini che continua a lanciare messaggi di protesta per la violazioni delle leggi italiane fatta da Carola Rackete, e paragona questo drammatico atto di disobbedienza civile ad una qualsiasi disobbedienza da parte di un cittadino italiano dell’ alt dei carabinieri sulla strada.
Fingendo di ignorare che atti come questo hanno un significato ben diverso, non vogliono essere una violazione oltraggiosa dello Stato italiano, né aspirano all’impunità dalla legge, ma vogliono “metterne in luce le contraddizione rispetto a norme che tutelano i diritti umani” . Se le leggi sono inique, i cittadini possono manifestare , hanno anzi il diritto e il dovere, di sostenerlo pubblicamente, magari per cambiarle.

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