Violenza contro le donne: servono nuove relazioni fra i generi all’insegna della parità

Fra le sei missioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la più  ambiziosa strategia per  far ripartire il Paese dopo la pandemia ma anche per far uscire il Paese da un lungo empasse di sviluppo,  la quinta missione dal titolo “Inclusione e coesione” sarà determinante nel perseguire gli obiettivi di sostegno al contrasto alle discriminazioni di genere e  alla eliminazione della violenza contro le donne, di cui in questi giorni si registra una recrudescenza. Un traguardo difficile e non più rinviabile cui sono chiamate anche le Amministrazioni locali.

Continua a crescere il numero dei  femminicidi registrati in questo 2021 a  sottolineare un dramma umano e sociale che ha profonde radici culturali in un paese che conta un femminicidio in media ogni 3 giorni, e in cui – nei soli centri antiviolenza delle rete D.i.Re  ( Donne in rete contro la violenza cui aderiscono 82 centri) sono accolte ogni anno oltre 20.000 donne in fuga da maschi violenti.

“Il pensiero femminista ha messo in luce come la violenza contro le donne sia radicata in quella matrice patriarcale che resiste,  consente e legittima l’imposizione di limiti alla libertà delle donne, e il loro controllo fino agli abusi e alla violenza” a dirlo è stata la  presidente D.i.Re, Antonella Veltri nel corso della presentazione del programma del Festival Libere  di essere  sul  palcoscenico dellAuditorium Parco della Musica di Roma da oggi al 9 maggio, (organizzato da D.i.Re con la consulenza artistica di Serena Dandini  visibile in streaming).

In sostanza la violenza maschile cesserà solo quando la società e la cultura riconosceranno e rispetteranno la libertà di essere delle donne. A maggior ragione l’obiettivo dell’uguaglianza di genere diventa  non solo non più rinviabile, ma fondamentale per imprimere una svolta al Paese in fatto di diritti, modelli culturali e perfino sviluppo economico.

Il Fondo monetario internazionale, infatti,  spiega che avvalersi delle donne nelle  posizioni strategiche aumenterebbe l’economia globale del 35% e osserva, dati alla mano, che  l’equilibrio di genere sul posto di lavoro  permetterebbe di raggiungere 28 mila miliardi di dollari di Pil mondiale entro il 2025.

A Ferrara, dove i numeri continuano a testimoniare l’esistenza di una diffusa disparità di genere nel pubblico e nel privato, fra i progetti dell’amministrazione comunale che fanno riferimento esplicito alla parità di genere troviamo il progetto Ferrara Fair 2030 in cui il Comune di Ferrara ha come

Partner la Fondazione Unipolis, Agire Sociale, Coop Alleanza 3.0, il Dipartimento di Economia e Management Unife, che ponendosi come obiettivo generale la promozione di una comprensione critica dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, ha inserito nelle sue azioni anche l’obiettivo della parità di genere che l’Agenda pone fra i suoi 17 obiettivi.

Un obiettivo di cui Ferrara dovrà tenere conto nei progetti da finanziare all’interno del Piano nazionale ripresa e resilienza, rendendo esplicita nel linguaggio e nei fatti la volontà di fare della eliminazione alla disparità di genere uno dei parametri della buona riuscita dell’intero Piano, come pretende la Commissione europea: compito che in questo momento è stato affidato con la delega al Recovery Fund all’Assessore Andrea Maggi e al team che ne supporterà l’azione e che accanto al tavolo Ferrara Rinasce e all’interno del Piano strategico della città dovrà quanto meno creare le condizioni perché i progetti che saranno inseriti e finanziati nel Piano a livello cittadino prevedano  misure concrete e misurabili per colmare o attutire le differenze di genere all’interno della nostra città.

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