Volley: 39 anni tra “fischietto e seggiolone”. Giorgio Gnani lascia l’arbitraggio.

Sarà davvero un addio o solo un arrivederci?

In pieno periodo Covid il volley italico non se la passa molto bene, all’orizzonte lotte tra Federazione, SuperLega, serie minori, giocatori società e chi più ne ha più ne metta.

Noi vorremmo restare ancora neutrali, come dice in questi casi un vecchio proverbio “il tempo è galantuomo”.

Quindi ci concentriamo su una bella figura del volley che ha portato il suo essere ferrarese in giro per il mondo.

Giorgio, ricordo male o questo compleanno purtroppo coincide con la fine attività arbitrale? Se così fosse gli auguri per noi ferraresi orgogliosi di vederti su quel seggiolone sarebbero un po’ più tristi! Buon compleanno!

Inizia cosi da un augurio di buon compleanno su Facebook di Ruggero “Uggi” Tosi la storia che voglio raccontare.

Giorgio è Giorgio Gnani, arbitro internazionale di volley, ferrarese, classe 1965.

Diciamolo pure, un idolo per tanti pallavolisti vecchi e nuovi della città Estense.

Un idolo mio personale che da appassionato di volley ho ammirato più di una volta, sui campi e in televisione, alzare i pollici.

Si avete letto bene “alzare i pollici”, in partite delicatissime di serie A, come ai tornei provinciali.

Per chi non lo sapesse, nella pallavolo alzare i “didun” in ferrarese, ditoni in italiano, è una ammissione di colpa.

La colpa di non saper decidere per il meglio, di non avere visto chiaramente, di non voler penalizzare una squadra ingiustamente, di non voler sbagliare a priori.

Avendo seguito negli ultimi anni squadre che militavano in campionati nazionali di serie B, e avendo visto spesso giovani arbitri che pur di ammettere una svista o una decisione affrettata, preferivano prendersi insulti a go go da tutto il palazzetto, ecco, ritengo Giorgio, ”l’arbitro” nella definizione più nobile della parola.

Arbitri sportivi, categoria non molto amata diciamocelo, a meno che non siano di parte (possibilmente la nostra).

Ecco perché alla notizia del compimento dei 55 anni di Giorgio ha per me dell’incredibile.

Lo contatto e chiedo conferma:

Ahimè si, vado in pensione per raggiunti limiti di età” Ma anche nel provinciale? “Si si, quando si finisce si finisce…ma non lascio il mondo della pallavolo

Va beh mi riprendo dallo sconforto e decidiamo di scrivere un po’ su di lui, mi ringrazia per l’interessamento.

Sono io che lo ringrazio per averlo visto all’opera.

Hai arbitrato come “primo” una partita da record, la finale di Coppa Italia vinta dalla Lube su Perugia all’Unipol Arena di Bologna.

Incontro durato 2 ore e 54 minuti, battendo di 9 minuti il precedente record stabilito dalla gara di Superlega tra Monza e Trento nella stagione precedente (2 ore 45 minuti).  

“E’ stata una bellissima partita, davanti a più di 9.000 persone tra due grandissime squadre con grandissimi campioni…poi il 4° set è stato, per me, devastante dal punto di vista psicologico perché il pensiero ricorrente, durante quegli scambi era: “vedrai che ora capiterà un punto contestato e si ricorderanno solo di questo”…invece è finito con un punto netto; poi siamo andati al tie break che per fortuna, è filato liscio…”

Curiosità tutta ferrarese, il record di partita più lunga spetterebbe, allargando all’epoca del cambio palla, alla partita di A1 del 1998-99 tra Sira Falconara e Conad Ferrara con 3 ore e 11 minuti di gioco (fonte legavolley.it)

Tornando a Giorgio la curiosità è tanta, e vorrei cercare di condividerla con i pallavolisti ferraresi.

Ferrara conta altri tre bravi arbitri di serie A con un passato da giocatori, mi riferisco ad Andrea Tieghi (1982-1992), Marco Zucchi (1982-2000), Luca Andreani (1989–2011)

Hanno avuto un ruolo sulla tua formazione di arbitro?

Beh, Luca è stato quello che mi ha indirizzato in federazione.

A quell’epoca lui militava nel campionato di C1, allora era il primo campionato Nazionale, e gli chiesi come e cosa avrei dovuto fare per diventare Arbitro di pallavolo; mi disse: “se vieni con me questa sera, ti accompagno perché c’è la seconda lezione del corso” era il lontano ottobre 1981!!!!!

La nota (non aggiornata) sul sito della lega riporta: Giorgio Gnani, nato a Ferrara il 21/03/1965, ha iniziato l’attività arbitrale nella stagione 1981/1982 come arbitro provinciale, per poi passare al ruolo regionale, ed infine al ruolo nazionale arrivando alla massima Serie dove ha partecipato al primo campionato nella stagione 1997/1998. Divenuto internazionale nel 2006, ha diretto quattro finali scudetto maschili, una di coppa di Lega maschile, una finale di Supercoppa Maschile, una final four di Supercoppa di Lega, quattro allstar game. In campo internazionale, la finale femminile delle Universiadi in Cina, una finale di European League Femminile, due finali di campionato Europeo di categoria, diversi tornei di qualificazioni mondiali, olimpiadi e europei seniores. Premio di Lega come miglior arbitro di A2 stagione 2001/2002. Vive a Ferrara dove, come imprenditore, svolge l’attività di Agente Assicurativo.

Manca qualcosa?

Mancano 2 finali scudetto ed una coppa Italia.

L’esordio in campionato internazionale, ti chiedo la trafila, la chiamata, la prima convocazione, come si sono svolti i fatti…

Per diventare Internazionale devi essere proposto per il ruolo dalla Commissione Arbitri Italiana, e non devi aver compiuto più di 41 anni.

Io feci il corso in Bahrain nell’agosto del 2006 a 41 anni e mezzo per tutta una serie di vicissitudini grazie alla mediazione di Benito Montesi, uno dei nostri più grandi dirigenti del settore arbitrale non solo in Italia ma pure all’estero.

Purtroppo sapevo già che la mia carriera a livello Internazionale sarebbe stata difficile, ma quello era l’ultimo gradino, il più ambito, e l’ho voluto fare comunque, anche per una questione di orgoglio personale.

Vedi, per un arbitro di pallavolo, la manifestazione più importante rimane l’olimpiade.

Poi i campionati del mondo; per quello riferito precedentemente, non sono riuscito a farli e questo mi dispiace un po’.

Ma se mi volto in dietro e ripenso a tutto il mio percorso arbitrale, ben pochi sono i colleghi che hanno fatto più di quello che ho fatto io e hanno avuto una carriera migliore della mia.

D’altro canto, come disse il mio primo commissario di serie A, “gli 8 finalisti dei 100 mt, sono tutti dei grandissimi atleti, ma uno solo vince la medaglia d’oro!” Sono comunque orgoglioso di essere stato uno dei primi dieci arbitri Italiani.

Allenatori e i giocatori preparano le partite importanti anche con l’ausilio dei video, un arbitro come si prepara ad esempio per una finale?

Per quanto mi riguarda, vedo molte partite in tv, cerco di capire quali sono i colpi più usuali dei giocatori, le loro caratteristiche per cercare di capire in anticipo le loro giocate, per arrivare prima sul pallone.

Purtroppo alle volte, essendo grandi giocatori, non serve a molto perché poi ti sorprendono con numeri da veri fenomeni!

Una finale, come anche le partite dei play off, le prepari soprattutto a livello psicologico perché sono partite totalmente diverse dalla Regular season anche se sono giocate dalle stesse squadre che hai arbitrato almeno 4/5 volte in stagione.

Nel volley professionistico ci sono in ballo fattori economici, giocatori con ingaggi importanti, sponsor, diritti televisivi.

Influiscono oggi sugli arbitri?

Per me no, anche perché, nonostante possa essere una frase abusata, il nostro è davvero uno sport differente.

Mi fa piacere che tu lo ribadisca.

I giocatori a boccia ferma ti chiedono i motivi di tue certe decisioni? la discussione se si come avviene?

Naturalmente ognuno tira l’acqua al proprio mulino ma, anche nel periodo dove non c’era il video check, le discussioni rimanevano sempre all’interno della gara. Ho sempre avuto il massimo rispetto per giocatori, allenatori e dirigenti, ed è sempre stato contraccambiato…a parte qualcuno…comunque.

In tutti questi anni una cosa l’ho capita: i giocatori non vogliono essere presi in giro, accettano più di buon grado un “mi dispiace io l’ho interpretata in questo modo” piuttosto che insistere su degli errori che solo tu non riconosci.

Parecchi giocatori hanno una forte personalità e carisma, qualcuno se ne approfitta o c’è una giusta separazione dei ruoli?

Vedi Ivan, è tutto una questione d’intelligenza; c’è chi prova a metterti sotto pressione e c’è invece, quello che cerca di far valere le proprie ragioni con i dovuti modi. Quello che non ho mai tollerato è la maleducazione.

Io posso essere un arbitro scarso, posso non piacerti ma, in quanto persona, mi devi portare rispetto.

C’è un giocatore che ti ha stressato di più? Un allenatore?

Più che stressato, impegnativo nella gestione.

Giocatori, nessuno in particolari, si qualcuno c’è ma si è sempre rimasti nell’ambito dei propri ruoli; l’allenatore più impegnativo è sicuramente…non te lo dico dai, poi negli anni ci si impara a conoscere.

Il giocatore che senti più amico? L’allenatore?

Amico, nessuno ma ammiro diversi giocatori e allenatori e per fortuna ce ne sono diversi, citarli tutti diventerebbe lungo e magari, un po’ antipatico, che ne dici?

Si hai perfettamente ragione.

Hai vissuto l’evoluzione della tecnologia in parallelo ai cambiamenti del regolamento, cambio palla, punteggio da 15 a 25, sensori in campo, occhio di falco, video check…

Eh si…quando ho cominciato, 1981, si fischiavano le doppie in bagher e c’era il cambio palla.

Poi, con la programmazione televisiva, per rendere le partite meno noiose possibili, hanno fatto cambiamenti radicali portando avanti la filosofia della FIVB (Federazione Internazionale di Pallavolo) “KEEP THE BALL IN FLIGHT”; infine, siamo arrivati alla tecnologia. Dapprima con la “TALPA” un sistema che non ha sortito gli effetti sperati, per poi arrivare al “VIDEO CHECK” Italiano o “CHALLEGE SYSTEM” INTERNAZIONALE.

È stato un grande aiuto per il movimento, sia per gli arbitri che, soprattutto per le squadre, anche se a mio modesto avviso si può correre il rischio da parte nostra, di non assumersi più le responsabilità dell’arbitraggio.

Distinzioni tra primo e secondo arbitro…preferenza?

Sono soprattutto tecniche, che lo spettatore normale non riesce a cogliere, al di la del fatto che capiscono che hanno compiti diversi.

Il primo arbitro da più prestigio alla gara.

Cioè, arbitrare una partita importante da primo è il massimo, però se non hai un buon secondo rischi tanto. L’esempio ne è stato proprio la finale di coppa Italia: il collega, in certi momenti, è stato davvero bravo nella gestione delle panchine che, paradossalmente, sono quelle che ti mettono maggiormente in difficoltà nel gestire una gara.

Ti ho visto arbitrare in ambiti diversi, campionato provinciale, inter/nazionale. L’approccio….

Dal punto di vista tecnico, devi avere approcci totalmente differenti e adeguati al contesto in cui ti trovi. Ma in tutti i campionati c’è un fattore comune: l’approccio “professionale” deve essere lo stesso, sia a livello provinciale che internazionale.

E quello che cerco di trasmettere, come Responsabile Provinciale ai miei arbitri, soprattutto RISPETTO!

La concentrazione durante una gara…

Quella deve essere sempre massima; in certe partite è più facile tenerla, in altre è più difficile e sono quelle che arbitri peggio….

Il rapporto con il pubblico…

Il rapporto con il pubblico diciamo che è normale.

È totalmente diverso dal calcio; quando arbitro, sinceramente, non mi accorgo di nulla, almeno di particolari situazioni.

Pensa che con alcuni “capi” della tifoseria, non dico che si sia amici, ma quando ci si incontra per strada ci si saluta e alle volte mi è pure capitato di scambiare impressioni sulla gara appena terminata…prova tu a fare una cosa così nel calcio!!!! Però, ricordo con grande piacere che, in un paio di occasioni, uno spettatore mi abbia chiesto l’autografo!!!!

C’è una partitissima del cuore?

Beh, direi che ogni partita me la porto nel cuore perché, ognuna, più o meno, mi ha dato qualcosa; poi si, ce ne sono alcune che hanno lasciato un segno in più, come l’ultima finale di coppa Italia.

Il ruolo della tua famiglia.

Direi che è stato fondamentale, mi hanno sempre assecondato, supportato e soprattutto sopportato!!!!

Potresti avere una deroga per continuare ad arbitrare?

Purtroppo da noi non è possibile, non siamo come il calcio.

Alla luce dei fatti di questi giorni e con la conclusione di fatto dei campionati di ogni ordine e grado da parte della FIPAV, sono stato sollecitato a parlare di questo con i miei responsabili.

Ma credimi, ormai sono entrato già nell’ordine di idee del pensionamento e mi vedo già in un ruolo diverso, sempre se vorranno avvalersi della mia persona.

Quando ci siamo messaggiati mi hai scritto non lascio la pallavolo, i progetti?

Idee tantissime, progetti pure, ma quando ci sono due parti queste devono trovare intenti comuni; nel frattempo mi sto dedicando agli arbitri ferraresi.

Pensi di metterti ad insegnare ai giovani?

 Più che ad insegnare anche se sono istruttore regionale, mi piacerebbe dirigere il gruppo dei giovani.

Il rapporto con Fipav Ferrara?

Sono sempre stati ottimi, sia con Luciano Bratti e tutt’ora con Alessandro Fortini; per quanto riguarda il nostro settore c’è tanto da fare, ma le sfide mi sono sempre piaciute 

Segui le squadre di Ferrara, Sama, 4 Torri?

Come le vedi?

Si, spesso, quando ne ho l’occasione vado a vedere le partite, soprattutto, per vedere gli arbitri, unisco l’utile al dilettevole.

Sicuramente sono due ottime società alle quali deve andare tutta la nostra riconoscenza per gli enormi sforzi, soprattutto economici, che stanno facendo per mantenere la pallavolo di livello nella nostra provincia.

Allo stesso tempo però, dobbiamo fare un plauso anche a tutte le altre società che militano nei campionati minori per il grande lavoro messo in atto in tutti questi anni.

Domanda dalla risposta scontata, cosa manca a Ferrara per tornare in serie A?

Credo che a livello di Società e di Dirigenti, nulla…forse la cosa più ovvia: i soldi.

Un amico comune aveva una stima immensa di te, diceva: “Giorgio andrebbe clonato come primo e come secondo, in campo si penserebbe solo a giocare e a divertirsi”. cit. Panta

Nel leggere queste righe mi sono commosso tanto; Pietro, ebbi la fortuna di conoscerlo agli inizi della mia carriera (per un anno fu pure il mio professore di educazione fisica all’istituto per Geometri) quando allora allenava la X Martiri.

Aveva un gruppo di ragazzi che, sotto i suoi allenamenti e consigli poi diventeranno più che buoni giocatori. Memorabile fu una partita a Comacchio, che ebbe un epilogo spiacevole su cui sorvoliamo.

Sul 2-0 per il Comacchio, la banda di ragazzi del Panta non riuscivano a tradurre in gioco gli insegnamenti di Pietro provati in allenamento.

Ad un certo punto sento il fischio del secondo arbitro che mi avvisava di una sostituzione, era il Panta che stava entrando in campo; risultato finale: Comacchio 2 – X Martiri 3.

In tutti questi anni ho avuto modo di incontrarlo, parlarci e scambiarci opinioni sia tecniche che su giocatori e l’ho sempre ammirato perché, dietro a quella apparente parvenza di “duro” c’era una persona soprattutto onesta intellettualmente, una qualità che ho sempre ammirato in Pietro.

Onorato di averTi conosciuto.

 E siamo in due.

Chiudiamo qui la nostra breve chiacchierata con Giorgio Gnani.

Avremmo voluto chiedere tante cose che magari lo avrebbero messo in imbarazzo, ma visto il momento rimandiamo.

Sicuri che lo rivedremo ancora nelle palestre, magari in una nuova veste, ma con esperienza da mettere a disposizione di tutto il movimento pallavolistico, ferrarese e non, gli rivolgiamo un classico “in bocca al lupo”.

Ringrazio Filippo Rubin per la concessione di qualche suo scatto.

Ivan Ardizzoni

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