West Ant Story: un trasloco amaro, ma è “per il Futuro!” – Blog di John Doe

West Ant Story: un trasloco amaro, ma è “per il Futuro!”

“Il mese scorso stavo vagabondando per la città, ascoltando la sua voce ipocrita natalizia, quando capito per caso in via Cittadella e chi vedo? Quel disgraziato, quel caduto dalla grazia di Dio del mio vecchio amico, il barbone più colto e intellettuale della città, il maggiore Tom.

Se ne sta nel suo migliore, orrendo, abito da domatore di leone, come quello dei Beatles di Sgt. Pepper, in piedi davanti a una vetrina sembra incerto sul da farsi.

«Maggiore, che ci fai li?»

«Oh, buongiorno John, stavo per prendere un aperitivo…»

Era impossibile, da che lo conosco il maggiore Tom non ha mai avuto un becco di un quattrino, è una delle tante anime perse della città, quelle che nessuno vuole vedere perché nessuno vuole rimorsi di coscienza, quella povera gente che ha avuto sfortuna – pure molta – diverse mani fottute a poker, quelli che nei circoli dove la gente veste in giacca e cravatta viene considerata feccia, alla stregua dei rifiuti dei cassonetti. Peraltro il maggiore Tom vive in un cassonetto, che ha ridipinto con la Union Jack inglese, perché lui è di Londra, e così gli sembrava di sentirsi più vicino a casa.

Guardai anch’io la vetrina. Dentro c’erano delle operose signore intente a disporre torte e ciotole di patatine su un piccolo tavolo occupato da diverse bottiglie di vino, acque e bibite. Sembravano felici e orgogliose, la stanza intorno a loro era piena di oggetti di qualsiasi sorta, dalle tazze ai bicchierini da scotch fino alle stoffe, ai bottoni, di lato c’era persino un attaccapanni di quelli mobili, con le ruote sotto.

«Hanno aperto oggi e offrono aperitivo e da mangiare a chi passa…»

«Ma cos’è, Maggiore Tom?»

«Il nuovo negozietto dell’A.N.T., l’Associazione Nazionale Tumori…»

«È un peccato che sia così piccolo vero?»

Il maggiore Tom mi guardò e fece un sorriso strano da sotto i baffoni sale e pepe, un sorriso amaro, carico di consapevolezza.

«Eh, ragazzo mio, non è sempre stato così… fino all’anno scorso stavano in un posto molto più grande, hai presente il vecchio mercato coperto di via Boccacanale di Santo Stefano?»

Rimasi sbalordito, certo che ce l’avevo presente, era uno degli edifici storici della città.

«Beh e come mai ora son qui?»

Il maggiore Tom ridacchiò, un raschio in gola come un gesso sbeccato sulla lavagna.

«È stato dopo il Terremoto…»

Quella parola, a distanza di più di un anno, mi smuove ancora un senso di precarietà che non avevo mai provato in vita mia.

«Ah, edificio inagibile?»

«Non esattamente… pensa che il Comune ha detto loro che dovevano lasciare l’edificio perché non era sicuro, ai limiti dell’agibilità…»

«Ma aspetta, non ci sono ancora dei commercianti dentro?»

Il maggiore Tom mi guardò come se fossi un alieno, e pure uno sciocco. Inagibile per l’ANT, ma agibile per altri. Cosa cazzo significa? Una struttura come quella non può essere per metà agibile e per metà no, un po’ come lo Spazio Grisù. Non ha senso. Cosa poteva essere successo?

«Hanno detto che dovevano mandar via l’ANT perché non era sicuro e dovevano usare quegli spazi per conferenze o altre attività…»

«Ma, scusa, se lo spazio è inagibile??»

Si sistemò il cappello a  tesa larga e con una mano callosa si tirò lievemente la lunga barba, sembrava a tratti Gandalf, però più sporco, d’altra parte vive per strada da anni, e pensare che un tempo era un musicista famoso…

«Quindi hanno fatto sloggiare un’associazione di volontariato perché la sede del loro negozio non è sicura, e usano quello stesso spazio per fare conferenze in cui forse affluiranno centinaia di persone?»

Il maggiore Tom annuì grave.

«La merdocrazia è ovunque mio caro ragazzo…» sentenziò e poi entrò nel piccolo negozietto per l’inaugurazione. Il mio amico ha la capacità di mettersi subito a proprio agio, nonostante l’abbigliamento eccentrico è un ottimo conversatore, in pochi istanti aveva due fette di torta in mano e un calice di prosecco nell’altra, e discuteva con una delle volontarie in merito ad alcuni bottoni in madreperla. Decisi di entrare. E tra un pasticcino e una gazzosa mi feci raccontare quella storia assurda.

Insomma, per farla breve è andata così: prima danno loro quest’area immensa che i volontari attrezzano al meglio, le condizioni sono un tantino scomode, non c’è riscaldamento e i volontari nei mesi più freddi si riscaldano con caffè o tè d’asporto, c’è anche una piccola libreria dell’usato vicino, vecchi libri, fumetti e riviste. Tutto va bene, nonostante il freddo i volontari sono contenti, è un bello spazio e permette di soddisfare maggiormente i clienti. Poi tutto finisce, circa sei, sette mesi dopo il Terremoto, sotto le festività natalizie, inizia a girare voce che lo stabile non è sicuro. Poche settimane e il Comune, dispiacendosi, deve far sloggiare l’ANT perché il luogo non è sicuro e lo devono usare per delle conferenze e degli incontri culturali. Pertanto il mercato coperto, senza niente dentro, senza nemmeno riscaldamento e inficiato dall’inagibilità, sarà usato per conferenze!? E l’associazione di volontariato con il suo negozietto dell’usato viene sbattuta fuori, senza alternative per spostare l’attività, tanto chissenefrega di chi fa del bene, no? Ci sono sempre ragioni superiori favoleggiate e astruse, che ci fanno piegare la testa e dire sìssignore, ci sembra una buona idea, no, far smontare un mercatino realizzato per raccogliere denaro per le attività di assistenza alle persone malate di tumore, per dare lo spazio a fantomatiche conferenze. Però cerchi di trovare una motivazione, e ripeti a te stesso che avrai capito male – non può essere – ci sarà sicuramente dell’altro, mica si può essere così socialmente inadeguati da fare una roba del genere, vero?

Sapete come finisce questa storia? Il negozietto dell’ANT ora sta in un locale che è un decimo del mercato coperto, sono riusciti a riaprire questo posticino, si sono rimboccati le maniche e con il sorriso sulle labbra fanno torte e racimolano denaro per le attività comunitarie che svolgono, per la loro missione assistenzialista. E il mercato coperto? Ah sì, certo, il luogo inagibile. Ora, per esempio, sta ospitando il Meme Makers Exposed, la prima rassegna ferrarese dedicata al mondo delle idee, della produzione e delle imprese, importantissima kermesse che sta portando lustro alla città, cioè siamo i primi a ospitare tale cosiddetta “settimana del futuro” – uno slogan fighissimo, gente, ma scherzate, sentite come suona «A Ferrara la Prima Settimana del Futuro»! Da riempirsi la bocca con strepito ed effetti speciali! E per di più, «gli artigiani del futuro impiegati in business meeting tra makers»! Suona e risuona!

Rullo di tamburi. Strepiti e schiamazzi! Che meraviglioso gioco di prestigio, che splendido utilizzo della mossa Kansas City.

Signori, siamo davvero dei grandi, avanti, sempre i primi!

Per concludere, il maggiore Tom e io rimaniamo con le torte nel negozietto dell’ANT, dove sicuramente non ci sono makers, non c’è settimana del futuro, ma c’è la voglia dei volontari di fare qualcosa per il futuro delle persone malate di tumore.

Guardo il magnifico barbone che ride e scherza trangugiando arachidi e pistacchi, poi qualcuno accende la radio e ancora una volta la musica dilagante mi fa pensare che, oh sì, qualcosa deve, dovrà, per forza cambiare: The banker man grows fatter, the working man grows thin, It’s all happened before and it’ll happen again. It’ll happen again, they’ll bet your life, I’m a Jack of all trades and, darling, we’ll be alright.

 

John Doe“Jack, l’uomo della Folla”, tuonava il suo sguardo globale da Cuba, terra ideale, mentre “V per Vendetta” aveva riaperto nei sotterranei della City una sorta di “Radio Londra” del domani… noi, sull’onda di It takes a fool to remain sane, abbiamo trovato l’appoggio di una piccola ma agguerrita televisione: siamo John Doe, non temo il terminator della noia e trasmetto su frequenze libere per dirvi che non sarete più soli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *