Womanity racconta in 90’ trentasei ore di vita di quattro donne

Chiudiamo il nostro telegiornale dell’8 marzo segnalandovi un documentario italiano proiettato al festival del Cinema di Roma nel 2018 e al Festival italiano di Madrid, si intitola Womanity e come dice la regista e autrice, Barbara Cupisti, racconta la “forza positiva” che le donne esercitano nella società: nell’ambito familiare come nelle comunità, nei luoghi di lavoro come nella politica.

Womanity racconta in 90’ trentasei ore di vita di quattro donne che vivono in India, Egitto e USA. Nelle stesse ore, le donne di Washington manifestano per mandare un messaggio al nuovo Presidente degli USA e a tutto il mondo: i diritti delle donne sono diritti umani e devono essere rispettati.

Sono 4 donne, diverse, che vivono in Paesi dove la condizione delle donne ha connotazioni diversissime. Ostacoli di diversa natura, contro cui queste 4 donne non accettano di essere vittime, pur vivendo in grande difficoltà. Jonnie, 40enne è la protagonista americana. Dopo un’adolescenza difficile segnata dalla violenza psicologica inflitta dal padre, si è trasferita in Nord Dakota dove diventa camionista, in una comunità fortemente segnata da valori esclusivamente maschili.

Sisa, lustrascarpe 64enne, è la protagonista egiziana, vedova, analfabeta, poverissima, si traveste da uomo per garantire un futuro per quanto povero alla figlia. Geeta e Neetu, madre e figlia, sono due delle protagoniste indiane: sfigurate dall’acido dal padre e marito, ci svelano un mondo di violenza sulle donne perché donne. Non si nascondono, ma gestiscono insieme ad altre vittime un caffè ad Agra.

Ritu è l’altra protagonista indiana. Attivista per i diritti delle donne è stata protagonista, insieme al fratello nel villaggio di Bibipur, della trasformazione positiva di un distretto drammaticamente caratterizzato da un tasso elevato di feticidi di feti femminili e di infanticidi di bambine.

Il documentario è un’esaltazione del dinamismo femminile e di una “diversità” che contiene un potenziale sorprendente piuttosto che rappresentare un limite. È quasi un suggerimento che ciò che è urgente oggi non è solo combattere le discriminazioni e promuovere i diritti delle donne, ma che le donne assumano responsabilità collettive per affrontare le crisi e le sfide globali del nostro tempo.

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