Brave Dreams: nuovi dati positivi su sperimentazione prof. Zamboni

zamboniL’analisi sui risultati della sperimentazione guidata dal prof Paolo Zamboni continua a riservare sorprese molto interessanti per la comunità scientifica e per i malati di sclerosi multipla e Insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI).

In particolare nell’ articolo appena pubblicato, nel quale Zamboni (Università di Ferrara) e Roberto Zivadinov (Università di Buffalo) si confrontano da opposti punti di vista, emergono risultati molto positivi. A rendere noto il confronto è l’ Associazione per le persone con Sclerosi Multipla, che sostiene il Centro diretto dal neurologo Fabrizio Salvi all’Ospedale Bellaria di Bologna, che ha avuto un ruolo preminente nell’arruolamento dei pazienti per BD.

Nei malati di sclerosi multipla con Insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI) la probabilità di essere senza nuove placche è di 5 volte superiore quando l’angioplastica con pallone ha correttamente ripristinato il flusso nelle vene giugulari: sono questi i dati emersi dall’analisi tuttora in corso sul sottogruppo di pazienti nei quali l’angioplastica sulle giugulari ha funzionato, ripristinando il corretto deflusso venoso.

Questo uno degli argomenti più importanti emersi da un confronto scientifico pubblicato nel suo ultimo numero dalla prestigiosa rivista scientifica ‘European Journal of Vascular and Endovascular Surgery’.

Nell’ articolo a firma dei proff. Paolo Zamboni, chirurgo vascolare dell’Università di Ferrara, e Robert Zivadinov, neurologo dell’Università di Buffalo, i due illustri ricercatori si confrontano su posizioni opposte in merito al futuro ruolo della chirurgia vascolare nel trattamento della sclerosi multipla (SM), prendendo a riferimento, da un lato, i risultati di Brave Dreams, dall’altro, l’analisi di quanto emerge dalla letteratura scientifica che nell’ultimo decennio ha intensamente indagato la relazione tra malattie neurodegenerative e disfunzioni venose extracraniche.

Sebbene da posizioni diverse, i due studiosi convergono, infatti, nel riconoscere la necessità di approfondire, alla luce dei risultati di Brave Dreams, l’interazione tra il sistema vascolare del collo arterioso e venoso e le malattie neurologiche come la sclerosi multipla.

Semplificando, il Prof. Zamboni, che sostiene con forza il ruolo primario del sistema vascolare cerebrale nelle patologie neurodegenerative, ribadisce che gli outcome di BD, che aveva lo scopo di analizzare l’efficacia e la sicurezza dell’intervento di angioplastica con palloncino (PTA) nelle principali vene extracraniche come terapia innovativa della sclerosi multipla (SM), sono stati condizionati dal ridotto numero di pazienti arruolati per la sperimentazione, 130 invece degli oltre 600 previsti. Oltre a ciò, dice il professore ferrarese, al momento dell’arruolamento non si sapeva ancora quali tipi di malformazione delle giugulari avrebbero risposto positivamente all’intervento. Un frutto di questa ricerca, infatti, è stato anche quello di identificare quali pazienti possano beneficiare dell’intervento, e quali no.

Secondo Zamboni – sebbene l’angioplastica con pallone non possa essere eseguita indiscriminatamente su tutti i pazienti affetti da sclerosi multipla, ma solamente in casi selezionati – questi dati suggeriscono che il flusso venoso extracranico alterato abbia un ruolo fondamentale nello sviluppo delle placche nei pazienti SM, così come la probabilità di significativi vantaggi quando viene ripristinato il deflusso cerebrale: il che conferma il contributo del flusso giugulare all’infiammazione cerebrale.

Su posizione opposta si dichiara invece il Prof. Zivadinov secondo cui, considerati i risultati di BD e degli altri studi di efficacia pubblicati, non c’è un futuro per l’intervento di PTA nel trattamento della CCSVI nei pazienti con SM. Egli ritiene inoltre scarsamente significative le analisi su sottogruppi dello studio, a causa delle piccole dimensioni dei gruppi analizzati. Considerata inoltre l’ampia possibilità di trattamenti farmacologici approvati per cui è dimostrata l’efficacia antiinfiammatoria e di contrasto all’accumulo delle placche, Zivadinov ritiene che l’uso della chirurgia vascolare come strategia terapeutica per frenare l’accumulo lesionale sia inappropriata

La CCSVI, secondo lo studioso americano, è una nuova ipotesi per spiegare la patogenesi della SM ma non ha portato a una nuova opzione chirurgica nei pazienti con SM.

Tuttavia, CCSVI ha contribuito a una migliore comprensione della funzione e del ruolo del sistema venoso extracranico.

In conclusione, sebbene da posizioni diverse, i due studiosi convergono, alla fine, nel riconoscere il ruolo della ipoperfusione cerebrale, e nella necessità di approfondire, alla luce dei risultati di Brave Dreams, quanto tale condizione possa contribuire all’insorgere di malattie neurologiche come la sclerosi multipla.

Dall’ Ufficio Stampa Assi-SM Onlus ; Paolo Zamboni – Robert Zivadinov Extracranial Veins in Multiple Sclerosis: Is There a Role for Vascular Surgery?

One thought on “Brave Dreams: nuovi dati positivi su sperimentazione prof. Zamboni

  • 03/08/2018 in 21:55
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    Mi spiace che non si riconosca l’utilità dalla cura della CCSVI , fondamentale per evitare i danni della sm

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