Zamorani diffida il Comune

Mario Zamorani, leader dei radicali ferraresi, diffida il comune di Ferrara, e in particolare il suo legale rappresentante, cioè il sindaco. Al centro della contesa con l’amministrazione c’è non solo una delibera di iniziativa popolare che risale addirittura al 2009, ma anche una battaglia – ingaggiata dai radicali a livello nazionale – per la trasparenza assoluta dell’attività degli enti pubblici. In tempi di corruzione dilagante, dice Zamorani, la trasparenza è in assoluto la miglior medicina preventiva.

Nel 2008, i radicali raccolsero 500 firme per una delibera di iniziativa popolare che obbligasse il comune a mettere in rete tutti i dati relativi alla propria attività, ma anche all’attività e alla situazione patrimoniale e professionale degli amministratori – consiglieri e assessori. La delibera fu approvata all’unanimità dal consiglio comunale nella primavera del 2009.

Proprio qui sta il punto: delibera approvata, ma trasparenza mai concretamente attuata, se non in piccola parte. Nei tre anni trascorsi da allora, si sono verificati scioperi della fama, proteste, ulteriori petizioni popolari. Zamorani se la prende anche con il sindaco Tagliani, che in almeno due occasioni, spiega, si fece garante di una piena attuazione della delibera.

Ora il Comune ha trenta giorni per dare piena attuazione alla delibera del 2009: poi, Zamorani e i radicali sono pronti a rivolgersi alla magistratura.

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